TERAMO – Maxioperazione dei Carabinieri nel teramano nell’abito dell’operazione “Chinajeans” volta al contrasto del lavoro nero ed alla verifica della scurezza dei luoghi di lavoro nei laboratori gestiti da cinesi.

La campagna ispettiva, portata avanti nel mese di marzo, ha visto impegnati 14 ispettori del Lavoro della Direzione Territoriale del Lavoro, 19 Carabinieri tra Nucleo Operativo e Nucleo Ispettorato del Lavoro di Teramo, 28 militari dell’Arma territoriale coordinati dalle Compagnie di Alba Adriatica, Giulianova e Teramo, e militari del Nucleo Operativo del gruppo Carabinieri per la tutela del lavoro di Napoli, comandati dal Tenente Colonnello Gaetano Rastelli.

I 36 laboratori tessili controllati nel teramano sono risultati tutti irregolari, e uno addirittura abusivo.

271 le posizioni lavorative controllate, 83 delle quali risultate irregolari.

Nei laboratori, che producevano  capi di abbigliamento con etichette di famose griffe contraffatte, sono stati scoperti spazi adiacenti alle macchine da cucire, e separati da pareti di compensato e cartongesso, in cui erano state ricavate delle camere da letto dove gli operai dormivano dopo il lavoro. Strutture fatiscenti, in cui decine di persone vivevano a strettissimo contatto, dormivano, allevavano i bambini e trascorrevano il poco tempo libero, senza le minime garanzie di igiene e sicurezza. Nei locali sono stati trovati impianti elettrici ed igienici non a norma e coperture dei tetti in eternit, pericoloso per la salute.

L’operazione ha prodotto 32 denunce all’autorità giudiziaria per violazioni in materia di norme sull’igiene e la sicurezza dei luoghi di lavoro e il sequestro di 20 immobili adibiti a laboratori tessili, per un valore complessivo di 6. 385.000 euro. Sono stati inoltre scoperti 83 lavoratori in nero e adottati 25 provvedimenti di sospensione di attività imprenditoriale.

950 sono le prescrizioni emanate inerenti contestazioni di violazioni sulla sicurezza, per un importo complessivo di 4.880.564 euro, le sanzioni amministrative ammontano a 371mila euro e il recupero di contributi previdenziali ed assistenziali omessi raggiungono un importo totale di .

Le indagini ora proseguono per stabilire la provenienza dei tessuti confezionati all’interno dei laboratori sequestrati e sulla legalità della filiera completa di produzione, con particolare riguardo alla contraffazione dei marchi.

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