Dal Settimanale di Riviera Oggi numero 911 del 19 marzo 2012

SAN BENEDETTO DE TRONTO – Come mai il sindaco Giovanni Gaspari abbia concesso un permesso per un Ristorante- Discoteca in una zona non propriamente isolata ce lo siamo chiesto fino alla mattinata del 12 marzo, quando poi l’ingegnere capo Germano Polidori ha emesso un’ordinanza di chiusura di tre giorni proprio per mancanza di certe licenze. (Dopo due sopralluoghi, uno dell’8 gennaio, a pochi giorni dall’apertura da parte dei Vigili Urbani e uno il 17 febbraio scorso fatto dai Carabinieri che hanno costatato una recidiva, ndr).

Pare che i titolari del Club 45 abbiano realizzato un’attività di pubblico spettacolo con trattenimento danzante a mezzo impianto acustico e Dj, senza essere in possesso di una licenza (contravvenendo all’articolo 68 del Regio decreto del 18 giugno 1931 numero 773; Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza).

Ora va bene il discorso delle licenze ed è assolutamente da ammonire chi nella città del sindaco-sceriffo (così viene definito Giovanni Gaspari, soprattutto d’estate) si comporta come se vivesse nel Far West, ma nessuno ha sottolineato il problema sollevato da coloro che in via Dandolo ci lavorano e sono domiciliati.

Perché via Dandolo il giovedì (da mezzanotte in poi) e soprattutto la domenica dalle 18 a tarda notte, si riempie di teenager. L’abitudine poi a trascorrere maggior parte del tempo fuori dai locali fa sì che i proprietari cerchino di creare situazioni continuative, magari lasciando la porta aperta per far propagare la musica (questo secondo la famiglia Marchegiani).

Gaspari in una ordinanza firmata nel 2010 proibiva categoricamente “l’emissione sonore avvertibili dall’esterno. A tale scopo, è vietato, durante l’effettuazione dei trattenimenti, tenere aperte porte, finestre, lucernari e qualsiasi altro vano o fessura, da cui il suono possa fuoriuscire”.

Passare di prima mattina presto dopo una festa, chi scrive lo ha fatto, può trasformarsi in una avventura pluri-sensoriale.

Ci accorgiamo e non dipende dal fatto che ci vediamo bene, che la via viene scambiata per un vespasiano. Un bagno a cielo aperto dunque e si riconferma la tendenza di oggi, di “tracciare con l’urina” il proprio passaggio.

Andando in direzione porto, l’odore aumenta soprattutto in prossimità della statua di un’ancora posta di fronte allo storico negozio di nautica della famiglia Marchegiani. Incontriamo il figlio Nicola, tra l’altro scopriamo essere un ingegnere, esperto di telecomunicazioni, che proprio sopra al negozio dei genitori fa i suoi studi. Questo ci spiega, forse meglio di quanto avremmo potuto farlo noi, il problema dell’acustica: “Tali emissioni di suoni risulta essere pressoché continua e connotata dalla prevalenza di elevate componenti impulsive a basse frequenze. In parole povere queste si diffondono tramite le mura ed è per questo che dal mio ufficio le percepisco provenire proprio dalle pareti. Delle volte si sente anche il vocalist”.

Tornando all’ordinanza di Gaspari nell’articolo 10 troviamo che il titolare avrebbe dovuto adottare preventivamente “le misure di mitigazione previste” dall’Arpam e o dal Comune e farsi consigliare da un tecnico del suono sull’impatto acustico e soprattutto si legge che il locale debba essere insonorizzato.

Approfondendo con lui il problema degli “odori”, Nicola Marchegiani ci confessa che il Club 45 gli sta costando 200 euro a settimana solo per disinfettare le serrande del negozio ma che spesso l’urina penetra all’interno. Il fatto che tutta l’area sia controllata palesemente da un circuito di video sorveglianza e che chi soffre di “precoce incontinenza” sia registrato, non risulta essere un deterrente. Danni anche ai camion parcheggiati di fronte.

Danni al valore dell’immobile: ci risulta che il quadrilatero che parte da “Olio”, il locale che fa angolo in via Dandolo, fino alla costruzione di proprietà della ditta Santarelli (accanto al Ballarin) verrà estrapolato dal cosiddetto PianoPorto, che dovrebbe spostare la Movida di San Benedetto proprio nella zona portuale, perché diventerebbe residenziale.

Danni all’attività commerciale gestita dal padre e la madre di Nicola, due signori di antico garbo e alle ricerche sulle Telecomunicazioni che l’ingegnere può svolgere solo durante certe ore della notte: lavorando con nazioni oltreoceano deve adeguarsi ai fusi.

La famiglia Marchegiani dopo aver provato a dialogare con i titolari del Club 45 si è rivolta agli enti preposti e attualmente esiste un esposto inviato il 29 febbraio alla Questura, ai Vigili Urbani e protocollato in Comune per il sindaco. Ora va bene l’assenza di licenze, ma c’era già un esposto avallato da trenta firme raccolte da Marchegiani e nessuno si è mosso. Nicola Marchegiani ci rilascia questa dichiarazione e dimostra buon senso:”Dentro il loro locale possono fare quello che vogliono, ci mancherebbe. L’importante è che noi non li sentiamo. Io ho rispetto del loro lavoro ma che loro ce l’abbiano per il mio”.

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