Dal numero 911 del settimanale Riviera Oggi.

Un uomo per tutte le stagioni. Da Martinelli, passando per le due giunte capitanate da Giovanni Gaspari. Ma Leo Sestri non ci sta e rivendica la propria coerenza politica: “Sono da sempre un socialista, la mia idea è stata sempre quella e non ho mai posseduto altre tessere. Sono le alleanze che semmai sono mutate. All’epoca del passaggio alla seconda Repubblica io ero segretario locale di un partito che toccava il 15%. Con l’esplosione di Tangentopoli mi presi una pausa di riflessione e diedi le dimissioni”.

Poi però si rifece sotto, nel 2001.
“Sì, con una lista civica che appoggiava il candidato sindaco Mauro Calvaresi. Al ballottaggio fummo avvicinati sia da Martinelli che da Mozzoni. Solo il primo sottoscrisse un atto con cui si impegnava a bocciare i Prusst. Lo appoggiammo e lui mi affidò l’assessorato all’Urbanistica”.

E dopo tre anni si dimise.
“Il centrodestra premeva affinchè mi tesserassi. Uno dei tanti motivi, non il motivo dominante. Il principale fu quello inerente al Piano Regolatore Generale: realizzai che non volevano portarlo avanti. La storia recente è nota a tutti. Tornai attivamente nel Psi e nel 2006 questo appoggiò Gaspari. Un sodalizio confermato pure alle elezioni di cinque anni dopo”.

Tornando al presente, da assessore ai Lavori Pubblici crede davvero che il 2012 sarà l’anno del nuovo lungomare nord, come promesso prima di Natale dal primo cittadino?
“Penso di sì. In più riunioni di giunta e maggioranza abbiamo discusso dell’importanza dell’intervento. Siamo determinati a portarlo avanti. Entro l’anno contiamo di avere un progetto definito. Si dovrà in seguito ragionare sulle risorse. L’ipotesi di un project financing è quella più concreta”.

Lo stile rispecchierà quello del litorale sud?
“Indubbiamente. Quell’opera è apprezzatissima da residenti e turisti. Quel tratto è ritenuto uno dei più bei lungomari d’Italia e anche d’Europa. Va proseguita quella filosofia. Tenteremo di collegarlo all’esistente, salvaguardando il simbolo del progetto originario del 1932, come le balaustre”.

Se non andasse in porto il project, quali le alternative?
“Un mutuo. Ma in quel caso si andrebbe avanti per forza di cose a pezzi, a stralci”.

Chi si reca in centro non può non constatare le precarie condizioni di Piazza Montebello. Per quanti altri anni saremo costretti ad ammirarla così?
“Vederla in quello stato è un colpo al cuore. Con l’abbattimento del mercato abbiamo regalato tanta luce all’area. E’ uno spazio importante. Esisteva l’intenzione di creare box auto e parcheggi. Ci trovammo di fronte all’insurrezione di innumerevoli Comitati”.

Vi siete arresi o esistono altre vie?
“Sul tavolo c’è un project che interessa Piazza San Giovanni, che coinvolgerebbe al contempo Piazza Garibaldi e appunto Piazza Montebello. I tempi sono lunghi; speriamo di poterli accorciare. Abbiamo già un piano di fattibilità su Piazza San Giovanni”.

Quasi imminente è invece la partenza dei lavori per il sottopasso di via Pasubio.
“Sì, sarà una rivoluzione. Tante amministrazioni lo hanno promesso, la nostra lo ha fatto. Le risorse ci sono; il ritardo è stato causato dal 10% dei fondi Fas trattenuti dallo Stato. A settembre-ottobre partiremo. La Statale  sarà bloccata, con le opportune deviazioni. Il tutto durerà 18-24 mesi”.

Impossibile non parlare degli allagamenti. Non reputa comprensibili le lamentele dei cittadini che rivedono nella classe politica la principale responsabile di un’emergenza ormai ventennale?
“Il problema degli allagamenti l’ho sempre conosciuto e vissuto. E’ sentitissimo da parte mia. Il mio garage si allaga come gli altri. Abbiamo reagito male dinanzi all’ultima precipitazione. Non si trattava di una bomba d’acqua, erano caduti appena 40 millimetri. Non è concepibile che la città finisca ugualmente in ginocchio. Per risolvere il problema bisognerebbe mettere a punto nuove condotte per tutta San Benedetto. Ma ci vogliono milioni su milioni. E’ normale quindi che le amministrazioni decidano di agire ad ogni riqualificazione, aggiustando pure i sottoservizi. Su Viale De Gasperi le condutture fognarie sono nuove, però le altre circostanti sono obsolete”.

Rischiamo allora di non poter scrivere mai la parola fine.
“Non lo so quando arriveremo al termine. Non lo so veramente. Trovatemi voi altre soluzioni. Anche Roma si allaga. Ci sono ancora vecchie reti fognarie che inglobano sia acque bianche che nere. In Piazza San Giovanni l’intervento allevierà i disagi, non li eliminerà definitivamente. In ogni caso noi non stiamo con le mani in mano”.

Pochi giorni a San Benedetto si è conclusa la 47esima edizione della Tirreno-Adriatico. In tempi di profonda crisi per gli enti locali vale ancora la pena spendere 60 mila euro più altri 40 mila d’asfalti? Eppure a Salsomaggiore il sindaco ebbe il coraggio di rinunciare a Miss Italia.
“Qualche anno fa ne discutemmo. Ci domandammo se la Tirreno-Adriatico fosse una vetrina importante per il nostro territorio. Nonostante le perplessità di alcuni, io e Gaspari insistemmo. Il ciclismo è uno sport diffuso e praticato, abbiamo tenuto duro con grande sacrificio. Lo spettacolo è stato bellissimo, non possiamo privarcene. Non credo si possa paragonare questa manifestazione a Miss Italia. Tante altre località desidererebbero la nostra tappa. Noi la difenderemo”.

Un pronostico: Gaspari durerà fino al 2016?
“Sicuramente. Ne sono convintissimo. Una cosa comunque è sicura: questa sarà la mia ultima esperienza. Non mi ricandiderò, è giusto lasciare spazio ai giovani”.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 346 volte, 1 oggi)