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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ci sono ancora aspetti da chiarire sulla questione dello stoccaggio gas a San Benedetto? Non basta la nostra ricca pagina informativa (clicca qui), la documentazione ufficiale pubblicata on line dal Comune di San Benedetto, lo studio di Terre.it, il lavoro della Commissione coordinata da Giuseppe Cappelli?

No, perché ad ogni modo le divisioni sono ancora forti tra chi si oppone e chi, invece, ritiene gli oppositori simili a valsusini in miniatura (“Va bene manifestare per avere sicurezza, ma occorrerebbe scendere in strada mille volte per l’attuale livello delle polveri sottili” disse Cappelli durante l’incontro poi disertato da Gas Plus prima di Natale).

Non saranno, di seguito, dubbi di carattere ambientale o tecnico o di sicurezza, perché crediamo che questi siano stati oramai ampiamente dibattuti. Ma la questione che vorrei sottoporre è di tipo economico-politico. E quindi etico.

Partiamo da alcuni presupposti:

a) l’attività di stoccaggio gas ha ragione di realizzarsi per ovviare ai momenti di picco di domanda, quali quello che è avvenuto lo scorso febbraio durante le forti nevicate;

b) l’attività di stoccaggio trova il suo fondamento anche nei momenti in cui, a causa di una crisi internazionale, l’approvvigionamento di gas dovesse scendere rispetto agli standard abituali, per cui in quel momento si può far ricordo al metano accumulato;

c) la normativa relativa allo stoccaggio gas è figlia del decennio 1997-2005, quando i consumi di gas naturale aumentarono da 57 a 85,3 miliardi di metri cubi annui. Successivamente i consumi sono via via scesi fino ai 76,7 del 2011 a causa della la combinazione di riscaldamento atmosferico, de-industrializzazione e l’avvio dell’uso di energia rinnovabile.

d) La politica energetica in materia di approvvigionamento del gas prevede un aumento delle infrastrutture in entrata (metanodotti), rigassificatori e stoccaggi pari a tre volte gli attuali consumi (circa 230 miliardi di metri cubi in entrata).

e) La politica energetica italiana prevede che siano società private a gestire le risorse energetiche, anche se l’Eni è una società a forte partecipazione statale (secondo gruppo italiano dopo le Generali) e anche se la Snam, sua controllata, ora finirà sul mercato.

f) Le attività di stoccaggio gas beneficiano di non indifferenti incentivi statali. Naturalmente esistono innumerevoli casi che dimostrano che in molte situazioni è più conveniente per lo Stato contribuire alla realizzazione di un servizio per la collettività che gestirlo esso stesso. Occorre però capire se si è in questa casistica oppure nell’altra, identificata oramai con “profitti privati, perdite statali”.

Su questa base, riferendoci soltanto agli incentivi (ricavati dall’1,5% della bolletta del gas), ricordiamo che essi prevedevano fino al 2010 il pagamento del 4% dell’investimento realizzato per 16 anni, fino ad un massimo del 57%; il decreto 130/10 invece prevede misure “volte a garantire per 5 anni, ai soggetti investitori, effetti equivalenti a quelli che avrebbero disponendo immediatamente della nuova capacità di stoccaggio” come scritto dal Ministero.

STOCCAGGIO SAN BENEDETTO L’investimento è stimato in circa 100 milioni di euro; in base alle precedenti norme dallo Stato arriverebbero alla joint venture Gas Plus/Gaz de France/Acea 4 milioni ogni anno; in base al decreto 130/10 invece dal momento per i primi cinque anni, in attesa dell’avvio dell’attività, sono garantiti i profitti equivalenti all’esercizio dell’attività (ignoriamo il dato, però).

Grossomodo l’attività di stoccaggio a San Benedetto garantirà al comune misure compensative di circa 20/25 mila euro l’anno, alle quali aggiungere l’eventualità di accordi di programma una tantum (piantumazioni alberi, ad esempio).

Qui, secondo noi, tocchiamo un aspetto dolente: lo Stato italiano, attraverso il prelievo alle bollette, destina qualcosa stimabile come più di 4 milioni annui ad una società che invece dà briciole al Comune (nemmeno paragonabili ad una pur esigua tassa di occupazione di suolo pubblico), nonostante occupi un’area di quasi due ettari e sfrutti il sottosuolo della città. Qualcosa non va a nostro parere.

Seconda questione sempre di economia, politica ed etica. Il mercato è libero ma per gli sbandieratori del libero mercato occorrerebbe che l’altro braccio della mano invisibile sbandierasse anche ciò che è alla sua ineludibile base: e cioè che tutte le informazioni siano a disposizione di tutti gli attori. Se lo Stato dà qualcosa come 4 milioni di euro annui a Gas Plus (tralasciamo il ruolo di Gaz De France e Acea per semplicità), significa che dalle casse collettive circa 500 mila euro l’anno (soltanto per lo stoccaggio sambenedettese) hanno una destinazione che si chiama Findim Group, società finanziaria che ha sede in Lussemburgo. E ci fermiamo qui.

Ma ci sono altri punti interrogativi che ci piacerebbe entrassero nella discussione collettiva e magari, attraverso la Commissione comunale, trovassero risposte per il piacere di eliminare queste “zone grigie” dell’analisi.

Ad esempio sarebbe interessante capire, a fronte dei milioni di euro pubblici in entrata e delle poche decine di migliaia in uscita, qual è l’effettivo business di un’attività di stoccaggio gas. Posto che ogni locazione ha le sue peculiarità, e considerando ad esempio i buoni rapporti con Minerbio, non sarebbe difficile stimare in linea di massima quant’è il fatturato e l’utile annuo possibile con lo stoccaggio sambenedettese. A che pro? Innanzitutto per capire se gli incentivi sono davvero necessari nella attuale misura (sono soldi pubblici decisi da una legge statale che, crediamo, si dovrebbe basare sulla totale trasparenza dei conti dei beneficiari, come minimo, a garanzia della loro congruità), e secondariamente per instaurare una eventuale trattativa sulle misure compensative basata su elementi concreti e non sul “fumus”.

Se infatti l’intero stoccaggio fosse utilizzato (anche se, ad esempio, il rigassificatore di Panigaglia è stato adoperato soltanto per il 40% della sua capacità) varrebbe sul mercato qualcosa come 250 milioni di euro lordi all’anno (a 50 centesimi al metro cubo, un prezzo inferiore al dato di mercato). Certo, occorre detrarre l’Iva, gli ammortamenti dell’investimento, la rete di distribuzione, gli ulteriori passaggi. Con un “utile” di 1 centesimo per ogni metro cubo immesso nella rete (quindi di appena il 2% del fatturato), lo stoccaggio sambenedettese varrebbe 5 milioni di euro l’anno, e altri 5 milioni per ogni altro centesimo di utile sui 50 che, per semplicità, indichiamo con il prezzo medio.

Sapere se l’utile annuo è di 5 o di 25 milioni è informazione assolutamente necessaria e i buoni contatti con Minerbio e la Stogit dovrebbero aiutare a comprendere definitivamente il quadro economico dello stoccaggio, naturalmente se la Commissione (e i politici che possono contattare i vertici nazionali dei loro partiti) riterranno la nostra dissertazione interessante.

Naturalmente si tratta di argomenti di politica economica nazionale ma riteniamo che portare a conoscenza dei cittadini queste informazioni potrebbe anche aiutarci a capire se le scelte sono giuste o sbagliate e perfettibili. Che è il compito della politica.

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