Sambenedettese Calcio. Domenica scorsa, come un fulmine a ciel sereno, la dirigenza rossoblu è uscita allo scoperto, lasciando chiaramente intendere che, se le cose resteranno così, prenderanno le distanze dal Comune e quindi dallo stadio Riviera delle Palme che, improvvisamente, da valore per città e squadra è diventato un fardello insostenibile. Alla faccia dei tanti discorsi sui pannelli solari sopra le tribune che sembravano aver risolto un grande problema oltre ad averlo reso molto bello da vedere. Insomma siamo nel caos più completo.

Anche i rapporti tra gli attuali dirigenti e l’ex presidente Sergio Spina appaiono nebulosi. Perlomeno però da essi non dipende il futuro della società rossoblu, i veri problemi dipendono essenzialmente dalla possibilità dei due “martiri” Bartolomei e Pignotti di proseguire la strada intrapresa. A loro tanto di cappello perchè, pur essendo in disaccordo oggi con Spina, stanno prendendo la sua stessa strada, quella di versare soldi veri sulle casse della Samb. Spina ha dovuto mollare. I numeri o meglio i conti stanno prendendo il posto del grande amore ed entusiasmo che aveva portato gli attuali due massimi dirigenti ad entrare nella società di viale dello Sport.

Rivendicare ora quello che tutti i candidati sindaci hanno promesso in campagna elettorale, più che sbagliato, è inutile. La Samb è oggi una semplice squadra di calcio che gioca nel più dispersivo campionato di calcio italiano, così la politica lo valuta. Un torneo per amatori e, per questo motivo, non riesco a condividere le parole dette ieri da Pazzi nella nostra diretta web YouSamb “La Samb deve dimenticare il passato perché questo è il “nostro” campionato“. Ho scritto “nostro” perché ha anche detto che lui (come la Samb quindi) è un giocatore da serie D perché non merita di giocare in campionati veri. Ha fatto due errori in una sola frase.

Un concetto che però inquadra il problema vero: questa città vuole continuare a soffrire e gioire per la propria squadra di calcio qualunque sia la Serie in cui milita, oppure no? Se sì mettiamoci l’anima in pace e in pace lasciamo anche quei santi uomini di Pignotti e Bartolomei che, una squadra senza ambizioni in serie D (magari in attesa di un campionato boom seppur non programmato), sono in grado di sostenerla molto meglio di realtà come Pesaro, Fermo, Macerata, Civitanova e così via.

Se invece la risposta è no, l’unica strada da prendere è quella di una società popolare (Tifosi Pro Samb è un prototipo da seguire o imitare) in grado di aiutare la squadra a risalire di categoria. Già i conti sono stati fatti: se  questa cosa la vogliono almeno 5000 tifosi o semplici sportivi, basterebbe una quota personale minima di 50 euro annui (per una media di 150 euro pro capite) per avere un sostegno economico annuo di euro 750 mila euro. Non è una grande cifra ma permetterebbe di programmare il futuro con più serenità. Il tutto chiaramente all’insegna della massima trasparenza e compartecipazione. Un modo diverso può essere rappresentato da un magnate locale e tifoso rossoblu (esiste?) o dal solito finto finanziere di turno sul quale non dobbiamo più ricadere.

La coda, perdonatemi, è al veleno ed esprime liberamente il mio personale pensiero che espongo ai lettori per un’eventuale condivisione o meno. Anzi su quello che sto per dire propongo alla mia redazione di mettere su un sondaggio. Io condivido la possibilità di un sostegno popolare (tanto è vero che ho accettato al carica di presidente dei Tifosi Pro Samb) massiccio come ho accennato sopra ma la cosa, finora, non è stata possibile perché è mancata principalmente la volontà (forse coraggio è la parola migliore) di coloro che di tale iniziativa avrebbero usufruito in prima persona. Cioè la società Sambenedettese calcio ed i suoi componenti. I quali, da quando fu lanciata l’iniziativa fecero esclusivamente dichiarazioni di circostanza senza dare forza a quanto l’associazione Pro Samb reclamava. Mai un sine qua non: tifosi aiutateci o ce ne andiamo, detto in maniera forte e chiara. Ad aiutarli dovevano essere coloro che li contestano e pretendono di più, tutti coloro che ritengono la Samb un bene comune: se non ci sono o sono soltanto i 50 che hanno versato la loro quota, anche le responsabilità di  Pignotti, Spina, Bartolomei sarebbero sgravate, dovendo rispondere a pochissimi e non alla città. I soli 1000 o 2000 abbonamenti non bastano, anche perché equivalgono ad un acquisto di una cosa (lo spettacolo della gara) e non ad un contributo per amore.

La società ha fatto anche peggio: pur sapendo che l’iniziativa di aiutarla concretamente ed economicamente doveva essere appoggiata dalla stampa locale tutta per capire se la cosa era possibile, ha assistito supinamente alla loro totale indifferenza come se il nostro territorio non fosse un bacino di vendita importante dei vari Messaggero, Resto del Carlino e Corriere Adriatico. Tranne noi di Riviera Oggi, nessuno ha fatto per intero la propria parte ed era chiaro che non poteva bastare per sensibilizzare gli sportivi tutti. Avrebbero dovuto pretendere da loro uno spazio quotidiano per suffragare la campagna lanciata da Tifosi Pro Samb. O non è vero che la vendita dei quotidiani cartacei dipende molto dallo sport e dalla Samb in particolare? Basta vedere le locandine davanti alle edicole per rendersene conto.

Sapete invece cosa ha fatto la società rossoblu gridandolo in pompa magna durante la cena di Natale? Ha acquistato una pagina dei suddetti giornali per fare gli auguri natalizi ai propri tifosi. Per noi di Riviera Oggi, che tanto ci siamo prodigati per trovare una soluzione a vantaggio loro, dopo il danno la beffa. Tra l’altro noi gli auguri di buone feste li avremmo fatti gratis, bastava chiedercelo. Fino a quando si ragionerà così, a mò di provincialotti senza idee, credo che il futuro della Sambenedettese Calcio (e non solo) sarà sempre più nero. Quando questa Samb è nata (per me nel 1956 con la salita in B) i pescatori, i piccoli e grandi commercianti, i politici, i dirigenti di allora avevano le idee molto più chiare e tanta determinazione in più. I successi nascono da lì e non… dalla paura di aver coraggio. Grazie per essere arrivati in fondo a questo mio lunghissimo disappunto che… non finirà qui.

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