L’articolo di Massimo Falcioni “Tirreno-Adriatico e un ritorno mediatico da valutare. Tra share e difesa della tradizione” ha generato pareri controversoi come è giusto tra persone che amano confrontarsi. Chi legge è portato a giudicare e quindi, di conseguenza, viene informato in modo migliore e pluralista. Per questo motivo  ho ritenuto giusto pubblicare nella mia rubrica tre pareri diversi per concludere il tema che ha riguardato la Tirreno-Adriatico. Se volesse intervenire anche  qualche diretto (più) interessato, credo che il cerchio si potrebbe chiudere in modo più esauriente. Il silenzio che solitamente finisce in campagna elettorale, infatti, sembra oggi buona cosa ma alla lunga potrebbe far male e come.

Il commento di Alessandro84: Il ragionamento di Massimo Falcioni è potenzialmente pericoloso.
Sebbene per OGNI iniziativa si debba analizzare costi e benefici, pongo una domanda: ci sono altri eventi della medesima portata che costano meno? Ad esempio: un torneo internazionale di tennis che possa portare nomi di primo rilievo come quelli che porta la Tirreno Adriatica? Ad esempio portare un torneo di tennis dove gioca Nadal, Djokovic o Feder (perchè i corridori iscritti sono di questa portata) quanto costa?
Il punto è questo: San Benedetto è la città degli “ex” e sinceramente questa cosa mi da alquanto fastidio, è intollerabile che dobbiamo stare sempre a rimpiangere i tempi che furono è il momento di iniziare a pensare al Futuro con cognizione di causa. Vogliamo mettere in discussione la Tirreno Adriatico? Mi sta benissimo ma con cosa la sostituiamo? Non è ammissibile perdere la Tirreno Adriatica perchè costa 80.000€ e sostituirla con il torneo di calcetto tra i quartieri….

La risposta  di Pier Paolo Flammini: Ben detto Alessandro. Attorno a questo appuntamento, l’unico di livello internazionale a livello sportivo di tutte le Marche e Abruzzo, occorrerebbe costruire un corollario di immagine sportivo-ambientale e non ragionale sulle percentuali da Auditel, che sono importanti ma non dicono tutto.. C’erano almeno 100 giornalisti/operatori di cui la metà stranieri. La Gazzetta dello Sport ha dato due pagine per la tappa di Offida con planimetria di San Benedetto inclusa, e due pagine oggi. Una pagina o un articolo su tutti i giornali nazionali. Un articolo sui principali giornali sportivi europei. A San Benedetto hanno soggiornato per due giorni qualcosa come 2/300 persone. Sono soltanto alcuni dati che ci suggeriscono di incentivare la manifestazione con pochi ritocchi poco costosi, come ad esempio: un premio San Benedetto al corridore che prima della partenza scrive il pensiero più bello sull’album Tirreno-Adriatico San Benedetto; rifiuto della cronometro, poco spettacolare, a meno che non coinvolga la pista ciclabile di Cupra fino a Porto d’Ascoli e ritorno; tentativo di spostare la data finale alla domenica con raddoppio minimo degli spettatori, coinvolgimento delle società ciclistiche Marche e Abruzzo (ma anche di tutta Italia) per un confronto sui tempi riguardo il percorso pomeridiano; invito di una celebrità passata del ciclismo (Gimondi, Moser, Saronni, Bugno, Chiappucci, ma perchè no Hinault e Merckx che mi sembra siano passati da queste parti, ma potrei sbagliare) per consegna targa San Benedetto e statua in onore ogni anno, premio giornalista simpatico dell’anno (in relazione a quanto apparso su San Benedetto l’anno in corso o quello precedente, ad esempio) con bella fritturina e un bicchierino di vino da assaggiare prima di pranzo. Ne sto dicendo così a casaccio ma ricordiamo che questa è l’unica occasione per la quale la nostra città supera i confini provinciali per visibilità. La spesa è molto bassa se confrontata con quelle per alcuni Capodanni di qualche tempo fa e inoltre almeno la metà dell’investimento, ad occhio e croce, torna nelle tasche dei sambenedettesi e dintorni. Mettiamoci pure che questa edizione non aveva i nomi di richiamo di qualche anno fa (Cipollini, Petacchi, campioni del mondo) tranne lo stesso Nibali.

La mia risposta: Posso semplicemente risponderti che non hai capito. Il nocciolo del problema è un altro: quanta gente sa in Italia che la Tirreno-Adriatico si conclude a San Benedetto del Tronto nonostante che ciò avviene da ben 46 anni? Nell’immagine generale popolare pochissimi quasi nessuno, neanche tutti gli appassionati di ciclismo. Cosa facilmente dimostrata dalla ricerca fatta da Falcioni. Perché un investimento va fatto sulla veicolazione del nome e non della corsa o dei loro partecipanti. Basta dire che la Gazzetta dello Sport ieri titolava così: assi pronti per la Sanremo (è una città turistica come San Benedetto!) dopo l’allenamento alla Tirreno-Adriatico. La parola San Benedetto del Tronto è quasi irrintracciabile nelle pagine nazionali. Sicuramente in nessun titolo. Ripeto: non hai capito che il senso non era quello di squalificare la cosiddetta corsa dei due mari ma di rilanciare economicamente (da parte del Comune) perché è diventata una bella competizione e farla arrivare di sabato o domenica, come giustamente suggeriva un lettore. Spendere 150 mila per farla chiamare Roma-San Benedetto (0 inventarsi una classica di un giorno con questo nome visto che il nostro magnifico lungomare seppur rappezzato piace molto: Parigi-Roubaix, Milano-Sanremo ecc. non ti dicono niente?) e non 60 mila euro, potrebbe equivalere ad un investimento turistico con ritorni sicuramente migliori rispetto alla maggiore spesa sostenuta. E poi gli organizzatori, gli addetti ai lavori dovrebbero smetterla di classificarla come allenamento in vista della Milano-Sanremo. Gaspari & C. devono intervenire ufficialmente su questo aspetto quando gli organizzatori bussano a denaro. Loro giocano sul fatto che potrebbero far finire la corsa in alttre città, noi “invitiamoli” a relazionarsi meglio con i media nazioanali e internazionali. Su queste cose io e Falcioni abbiamo invitato la città a riflettere come dovere di un giornale che si rispetti. Avrai capito ormai che non siamo un giornale da critiche personalizzate e interessate o da incensazioni semplicemente interessate o da semplici riportatori di notizie come ormai san far tutti. Sulla stessa linea (la mia e di Falcioni) seppur con motivazioni diverse è il commento di Pier Paolo il quale evidenzia in modo abbastanza chiaro lo scarso “uso promozionale”  che la città fa di un evento così importante che però contrasta con la definizione di “allenamento”.

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