SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è spento Mario Baffoni, storico fotografo sambenedettese. Era figlio di Carlo, un vero pioniere che nelle Marche conoscevano tutti per la sua bravura e capacità di trovarsi sempre al posto giusto con la sua inseparabile Lambretta.

Mario aveva due grandi passioni, la fotografia che era anche il suo lavoro, ed il gioco del biliardo dove passava gran parte del suo tempo libero. Ho di lui ricordi bellissimi come professionista ma ancor più come uomo. La sua bontà, unita ad una semplicità che lo rendeva vero in tutte le sue azioni, era una dote che conservava con grande umiltà. Disponibile sempre e comunque ad aiutare chi aveva bisogno di lui. Il denaro, in contrasto con un mondo che lo venera, per lui era l’ultimo dei desideri.

L’ultima volta che l’ho visto mi ha chiesto se avevo alcune sue foto storiche della Samb,  ne aveva bisogno perché gliele aveva chieste il proprietario del Caffè Ballarin, vicino allo stadio dove, naturalmente andava a giocare a biliardo. Dovrebbe avergliele date mio fratello Pino. In quella circostanza, come in altre, mi raccontò della fine che aveva fatto l’archivio di suo padre, a causa di un’alluvione. Un argomento di attualità visto che aveva il negozio in via Pizzi, davanti alla farmacia Tomassini, in pieno centro.  “Papà conservava tutto – diceva – con quelle migliaia di immagini si sarebbe potuto far rivivere momenti magici della nostra riviera, sin dagli anni trenta”.

Fu l’autore di una sequenza fotografica che risolse il tragico caso Caposciutit-Strulli (il portiere dell’Ascoli morì dopo uno scontro di gioco) perché le immagini vennero mostrate ai giudici e servirono per scagionare completamente  l’attaccante della Samb. Ho di Mario tantissimi bei ricordi legati alla Sambenedettese Calcio, due in particolare: il primo quando preso dalla rabbia e dall’amore per la squadra rossoblu fu espulso dall’arbitro durante un Samb-Catania (se non erro) perché, da dietro la porta (davanti alla curva sud del Ballarin) era entrato in campo per andare alle mani con il portiere ospite di cui non ricordo il nome (Petrovic?) ma solo che era di origini slave. L’altro ricordo era legato ad un lavoro che facevamo insieme subito dopo le partite casalinghe della Samb per Espresso Rossoblu. Subito dopo il triplice fischio lui andava presso uno studio di viale Ugo Bassi dove, nella camera oscura del suo amico Adriano, sviluppava le foto della gara che un paio d’ore dopo erano nella prima pagina dello storico giornale sambenedettese. Eravamo a metà degli anni ottanta e quelle foto sembravano una specie di miracolo per gli sportivi sambenedettesi che spettavano il giornale nei bar. Altri tempi, adesso  è diventato tutto facile, forse troppo.

Mentre saluto il mio amico Mario con le lacrime agli occhi, esprimo le mie più sentite condoglianze e quelle di tutta la redazione alle sue quattro figlie e alle loro famiglie. Sua moglie Paola se ne è andata prima di lui.

Avrei da dire tantissime altre cose di una persona amabile e onesta come non ne esistono più, per ora vorrei permettermi di “consigliare” alla Sambenedettese Calcio di dedicargli domenica prossima un minuto di silenzio nella prossima gara.

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