SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Nessun soldato deve morire dimenticato”. Oggi questo precetto si rafforza ed è grazie al sambenedettese d’adozione Harry Shindler, veterano di guerra britannico e attivissimo studioso delle storie più nascoste della Seconda Guerra Mondiale.

Nel gennaio del 1944 un treno tedesco carico di prigionieri di guerra angloamericani venne bombardato per errore dagli aerei Usa vicino ad Orvieto. Oltre trecento morti, vittime del fuoco amico, che da alcune settimane vengono ricordati da una targa solenne nel ponte di Allerona sul fiume Paglia. Una commemorazione toccante, alla quale Shindler ha preso parte il 28 gennaio scorso, in occasione dell’anniversario di quei tragici eventi.

Quelle vittime, per tanti decenni, sono rimaste fuori dalla storia ufficiale. Soldati inglesi, statunitensi e sudafricani per i quali non ci fu mai sepoltura. Poche le testimonianze, pochi i documenti. E’ una delle storie che Shindler, assieme al giornalista di Repubblica Marco Patucchi, ha raccontato nel libro “La mia guerra non è finita” uscito nel 2011 per Dalai Editore. Una vicenda colma di mistero, diradato grazie al paziente lavoro di ricerca negli archivi, affiancato da un lavoro “sul campo”, cercando testimonianze nei racconti degli anziani della zona di Montegabbione, dove si combattè mentre le truppe alleate inseguivano i tedeschi in fuga verso Nord.

Nell’agosto del 1944, pochi mesi dopo quel bombardamento, i reparti del genio militare britannico che lavoravano al ripristino della linea ferroviaria trovarono alcuni corpi ed oggetti a loro appartenuti.

Nei documenti si accennava al bombardamento e al destino delle vittime: “Un treno di prigionieri di guerra è stato bombardato su questo viadotto il 28 gennaio del 1944, e ci sono approssimativamente trecento corpi di soldati seppelliti nelle buche create dalle bombe ad est del viadotto. Quando il fiume è in piena, le fosse sono sotto il livello dell’acqua”.

Il fiume Paglia durante i mesi estivi è una distesa di pietre bianche. Nei racconti degli anziani del posto emerge un particolare macabro e che conferma la portata della tragedia. Per tanti anni, infatti, il fiume ha restituito frammenti di ossa, bottoni delle divise, componenti delle armi.

Oggi, sotto l’arcata del nuovo ponte costruito affianco ai ruderi del vecchio, la memoria di quei soldati vittima del fuoco amico rimarrà per sempre iscritta nella targa commemorativa. Ed è merito di Harry Shindler, della sua paziente opera di ricerca e della sua caparbietà nel riportare la vicenda all’attenzione delle istituzioni civili e militari.

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