SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nella giornata di giovedì 8 marzo, il sindaco Giovanni Gaspari ha inviato un “atto di intimazione e diffida” alla Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, che gestisce il servizio di tesoreria del comune, in cui si comunica che è intenzione dell’ente di opporsi, nelle opportune sedi giudiziali, anche attraverso la richiesta di misure cautelari, alla scelta del Governo Monti di sospendere il regime di tesoreria unica con contestuale versamento alla tesoreria statale delle disponibilità liquide esigibili detenute dagli Enti Locali.

Con il cosiddetto decreto sulle liberalizzazioni, infatti, in corso di esame in Parlamento per la conversione in legge, si stabilisce che i tesorieri degli enti pubblici versino le somme da loro depositate su contabilità speciali aperte presso la tesoreria dello Statale. Con questa operazione il Governo punta a di proprietà di Regioni, Province, Comuni, Comunità montane, Unioni di Comuni, enti del comparto sanitario, Università e Dipartimenti universitari, riducendo in questo modo il fabbisogno statale.

Nel documento si intima “nelle more, a non procedere ad alcun versamento in favore della tesoreria statale, in attesa degli esiti delle succitate azioni giudiziarie, della conversione del decreto legge e, comunque, in difetto di espressa autorizzazione da parte di questo Ente”. E conclude avvisando la Carisap che “in caso di mancato rispetto della presente diffida, l’istituto in indirizzo sarà ritenuto direttamente responsabile dei danni sopportati da questo ente, ai sensi dell’articolo 211 del Tuel”.

“L’atto è conseguente all’approvazione in Giunta della delibera che mi ha autorizzato – afferma il sindaco Giovanni Gaspari – a diffidare il tesoriere dell’ente a non procedere ad alcun versamento in favore della tesoreria statale. La scelta compiuta dal Governo è profondamente ingiusta e scorretta ma soprattutto è incostituzionale in quanto lesiva del principio di autonomia riconosciuto agli enti locali dalla Costituzione. Questo atto fa parte di una azione corale, partita dell’Anci nazionale, che vede molti Comuni italiani opporsi formalmente alla tesoreria unica poiché con essa gli Enti perdono un’altra leva attraverso cui gli istituti credito avrebbero potuto dare un sostegno per far ripartire l’economia locale”.

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