SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Di seguito un documento che Riviera Oggi, grazie a Daniele Traini, ha deciso di ribattere in maniera integrale per fornire il massimo approfondimento sulla questione dell’ampliamento del depuratore in zona Sentina. Anche perché il successore di Pietro D’Angelo alla presidenza del Comitato di indirizzo della Riserva naturale regionale Sentina, Sandro Rocchetti, ha spiegato che “mi preme precisare che l’ipotesi è stata elaborata dalla precedente presidenza, che si è avvalsa anche di consulenze scientifiche dell’Università di Camerino, e, solo condivisa dalla attuale”

Si tratta di una conferenza di servizi che si è svolta lo scorso 28 settembre nella quale erano presenti l’architetto Anna Casini, presidente della conferenza, del Servizio Urbanistica della Provincia, settore Valutazione Ambientale Strategica; gli architetti dell’Unicam Massimo Sargolini e Chiara Camaioni, referenti del gruppo di progettazione e presenti in qualità di supporto tecnico; il presidente del comitato d’indirizzo della Riserva naturale regionale Sentina Pietro D’Angelo; l’ingegner Colapinto (Ato); architetto Gozzi (Ciip); Giancarlo Casini (Autorità di Bacino del Tronto); Tosi (Regione Marche); geometra Galosi.

Di seguito il testo integrale.

 

Risultano altresì presenti quale supporto tecnico i referenti del gruppo di progettazione Arch. Sargolini e Arch. Chiara Camaioni dell’UNICAM.

Presiede la seduta I Arch. Anna Casini giusta delega prot. n° 243187 del 27/09/2011 del Dirigente del Servizio Dott. Domenico Vagnoni.

L’arch Casini A. apre la discussione introducendo l’argomento oggetto della convocazione della Conferenza, riepilogando le fasi del procedimento e le problematiche emerse nelle precedenti riunioni della Conferenza e segnatamente: la attuale destinazione urbanistica dell’area, la destinazione urbanistica che l’area assumerà a seguito dell’approvazione del Piano, la valenza della tavola di azzonamento, il dimensionamento dell’area necessaria all’adeguamento/ampliamento dell’attuale depuratore del Comune di San Benedetto del Tronto in relazione agli adempimenti stabiliti dal PTA e nei limiti imposti dal PAI del fiume Tronto, la valutazione delle criticità e della compromissione della porzione di area a nord della Riserva determinate dalla presenza della linea ferroviaria, del depuratore e dello svincolo della circonvallazione (previsione sottopasso via Pasubio). L’arch. Casini A. sottolinea come non sia scontato che l’area abbia destinazione agricola e che dai pochi elementi a disposizione sembrerebbe invece attualmente destinata a parco urbano o a zona bianca qualora risultasse sottoposta a vincolo preordinato all’esproprio da più di 5 anni.

L’ing. Colapinto in qualità di direttore dell’ATO specifica che l’area dell’impianto indicata nelle tavole del Piano risulta inferiore all’attuale e che dalle previsioni del Piano d’Ambito e dalle risultanze delle riunioni di CDS, svoltesi al Comune di San Benedetto ed al CONSIND, si è recentemente delineata la necessità di convogliare i reflui del depuratore di Campolungo e quindi, assumendo come non percorribile l’ipotesi di delocalizzare l’impianto, è stata ipotizzata una perimetrazione che tenga conto dell’adeguamento tecnologico dell’impianto per il futuro per la soluzione delle esigenze che potranno determinarsi in futuro.

L’arch. Gozzi in qualità di rappresentante della CIIP, nel precisare che la gestione del ciclo integrato delle acque è un tema ambientale non di minor rilevanza rispetto alla tutela della Riserva e che ATO e CIPP hanno come missione il raggiungimento di obiettivi di qualità stabiliti ex lege, evidenzia difformità della superficie destinata al depuratore nella tavola di zonizzazione, specifica altresì che l’impianto raccoglie i reflui di gran parte della vallata del Tronto, e che pertanto l’area indicata deve necessariamente essere dimensionata prevedendo future espansioni dell’impianto determinate dalla necessità di adeguamento alle normative di settore (PTA), dall’esigenza di compattare e ridurre i fanghi per consentire all’impianto di gestire una maggiore quantità di acque reflue; ricorda infine che le scelte tecniche in merito all’impianto non coinvolgono esclusivamente il Comune di San Benedetto ma un’area molto più vasta.

L’arch. Sinatra in qualità di rappresentante dell’Autorità procedente dichiara che la problematica dell’ individuazione dell’area è stata definita in fase di scooping. L’adeguamento va fatto compatibilmente alle criticità della zona (area protetta, erosione costiera) e della attività dell’impianto, oltre all’aumento degli abitanti equivalenti derivanti dall’allacciamento del depuratore di Campolungo a quello di San Benedetto (circa 30.000 ab. equivalenti) e chiede che vengano esaminate le criticità legate alla modifica dell’impianto.

Il dott. D’Angelo, Presidente del Comitato della Riserva, chiede chiarimenti all’ATO ed alla CIIP, circa l’ipotesi dei collettamento dei reflui del comune di Martinsicuro al depuratore, problematica che interesserebbe anche la regione Abruzzo, e dichiara che tale ipotesi è stata smentita dal Comune di San Benedetto (assessore Canducci). I rappresentanti dell’ATO e della CIIP confermano che il Comune di Martinsicuro ha espresso il non interesse al collegamento, verosimilmente a causa dei costi legati alla realizzazione delle relative opere che sarebbero antieconomici. Il Presidente propone di affrontare il problema dell’ampliamento dell’area in una fase successiva all’approvazione del Piano e previa deliberazione dei Comitato dei Sindaci. D’Angelo rammenta che la Riserva deve tener conto della tutela delle acque però chiede che l’ATO motivi, con i numeri, il perché deve raddoppiare la superficie, tenendo conto che il Piano d’Ambito votato dall’Assemblea dei Sindaci non prevede ampliamento del depuratore di che trattasi; afferma altresì che non può essere impedito l’adeguamento ma che i fanghi non possono essere trattati n zona E4, quindi se l’ATO 5 ha ipotizzato di fare linee per i fanghi ciò non è possibile. La proposta del Presidente è che il Piano di Gestione dica che è possibile intervenire per un adeguamento anche con un aumento di superficie ai fini della depurazione quindi nella peggiore delle ipotesi si potrà prevedere una variante una volta approvato il Piano.

L’arch. Casini ricorda che la VAS è un processo di supporto alla fase decisionale che ovviamente rimane in capo agli enti ed agli organismi competenti.

L’arch. Sargolini, progettista del Piano, afferma che la normativa di settore chiarisce che il Piano di Gestione della Riserva ha valenza di strumento urbanistico e sostituisce tutti gli altri Piani e che se occorre ulteriore spazio per adeguamento tecnologico al PTA questo è dovuto, l’architetto invece non condivide la possibilità di individuare genericamente un’area per realizzare, in tempi non certi, interventi non ancora definiti anche ai fini della tutela della Riserva.

L’ing. Colapinto specifica che al contrario di quanto asserito dal dott. D’Angelo i fanghi ai quali si riferisce sono quelli determinati dal funzionamento del depuratore e non si configurano come un impianto autonomo pertanto non si rileva alcuna non conformità degli stessi con le norme vigenti, ricorda che il PTA stabilisce che entro il 2015/2020 il Piano d’ambito dovrà adeguarsi agli obiettivi di qualità delle acque e che sia necessità del collegamento dei depuratore di Campolungo è documentabile sia da note della Regione Marche che dai verbali di riunioni delle Conferenze dei Servizi appositamente indette. In buona sostanza devono essere sganciati i reflui civili da quelli industriali dal depuratore di Campolungo e quindi necessariamente collettati a quello di San Benedetto; approvare un Piano sapendo di dover adottare subito dopo una variante, che dovrà prima essere sottoposta alla procedura di VAS, quando il problema può essere affrontato oggi non ha senso.

L’arch. Casini condivide tale affermazione perché è proprio mediante la procedura di VAS che devono essere esaminate dagli SCA le criticità e ricercate le relative soluzioni e, anche se ciò doveva essere fatto durante la fase di scooping, ai fini della efficacia e concretezza dell’azione amministrative, ritiene opportuno acquisire elementi integrativi di giudizio e verificare la possibilità di trovare una soluzione tecnica condivisa.

D’Angelo riafferma che è necessario discutere del tema in sede di Conferenza dei Sindaci, il Piano d’Ambito e passare attraverso il comitato di indirizzo della riserva che spesso viene bypassato e chiede che vengano lette le osservazione dell’ATO5 avanzate in fase di scooping perché non sono state rappresentate in quella sede le necessità della Vallata del Tronto e del CONSIND. Perché l’Ato 5 prima ha sostenuto la necessità di ampliamento del depuratore di S.Benedetto del Tronto per trattare i reflui di Martinsicuro e una volta caduta questa ipotesi, immediatamente , all’insaputa di tutti„ si è tirata in ballo la problematica del depuratore di Campolungo. Ribadisce altresì la necessità che non venga deciso nulla senza che prima si sia espressa la Conferenza dei Sindaci. Questa seduta non può sostituirsi alla assemblea dei sindaci.

L’arch. Casini A. rammenta che la VAS è propedeutica alla fase decisionale e che non la sostituisce, che la riunione è tecnica, che il problema del dimensionamento dell’area da destinare alla depurazione, relativamente agli aspetti tecnici, può risolversi partendo dalla definizione del concetto di adeguamento, così come definito dal PTA, e suggerisce che IATO produca la documentazione atta a dimostrare la consistenza del lotto necessario alle esigenze legate alla depurazione delle acque.

L’arch. Sargolini sulla base di argomentazioni tecniche asserisce che il tavolo non è in grado di definire con certezza la nuova area, ciò potrebbe non tutelare la riserva. Considerato che il piano è anche una strumento urbanistico, si potrebbe mantenere la linea dell’attuale perimetro del depuratore e poi mettere una seconda linea definita ed argomentata dell’ ATO5 che definisca un’area entro cui ridisegnare l’eventuale ampliamento per l’adeguamento, cosi non sarà necessaria una variante in futuro quando ATO e CIIP avranno il progetto preliminare.

D’Angelo ripete che l’ipotesi di unire il depuratore di Campolungo ed Acquaviva a quello di San Benedetto non può non essere approvata dall’Assemblea dei Sindaci.

Il dott.Tosi, rappresentante della Regione Marche Servizio Ambiente e Paesaggio, sostiene che definire l’area in modo rigido può essere un problema e che nel delimitare l’area del depuratore va tenuto conto della presenza del SIC e della ZPS; meglio quindi che ATO e CIIP stabiliscano la superficie necessaria e poi i progettisti del piano insieme ai tecnici dell’ente gestore dei Siti Rete Natura 2000 la individuino planimetricamente per evitare incidenze.

Il geom. Galosi evidenzia la presenza, all’interno del perimetro della Riserva, di aree classificate come E4 in prossimità del Tronto che potrebbero impedire la possibilità di ampliamento dell’area di sedime dell’impianto. A suo avviso allo stato attuale gli ampliamenti possono costituire un problema in relazione alle tutele imposte dal FAI.

Casini G. Segretario dell’Autorità di Bacino ricorda che con nota del 15 marzo 2011 l’Autorità di bacino ha formulato al Comune di San Benedetto, nella fase di scooping, specifiche osservazioni per definire il dettaglio delle informazioni da includere nel rapporto ambientale ed in particolare: efficacia del piano di gestione e rapporti con altri piani, rapporto degli interventi previsti dal Piano di Gestione e le NTA del PAI vigente (si dovrà far riferimento al PAI approvato, stralciando le Misure dì salvaguardia e le relative cartografie non aggiornate); interventi ammissibili e coerenza con le NTA del PAi; ribadisce la prevalenza delle finalità del PAI sugli altri strumenti di pianificazione e coerentemente propone di stralciare tutti gli interventi non consentiti o non compatibili con l’art. 11 delle NTA del PAI. Chiede che vengano approfonditi i temi legati al raggiungimento degli obiettivi nei modi e nei tempi stabiliti dal PTA.

D’Angelo chiede perché sia stato previsto l’adeguamento e non l’ampliamento e segnala la presenza di un vincolo archeologico recente perché sembrerebbe che al momento della costruzione del depuratore siano affiorate delle barche romane. Ribadisce la necessità di tener conto di tutte queste variabili.

L’arch Sinatra specifica che non esiste alcun vincolo archeologico bensì delle indicazioni della Sovrintendenza per verificare la presenza di reperti mediante delle indagini, sondaggi ecc su tutto il territorio della Riserva a mano non con strumenti specifici tipo georadar.

Il dott. Tosi sottolinea la necessità di possedere tutti gli elementi necessari perché l’Autorità competente possa esprimere il parere motivato che dovrà essere recepito dai piano; specifica che non è necessaria la valutazione di incidenza poiché il piano di gestione della riserva si configura anche come piano di gestione dei Siti Natura 2000. Per tale motivo si potrebbe inserire un elaborato, anche sotto forma di screening, con il quale eventualmente siano evidenziati gli elementi che rientrano in una valutazione di incidenza ma, soprattutto, si evidenzino le previsioni attraverso le quali verranno assicurate le misure minime di conservazione e le misure migliorative. Si potrebbero anche, oltre ai vari vincoli e prescrizioni esistenti che sarebbe opportuno riportare in cartografia, stabilire delle “invarianti ecologiche” finalizzate a individuare delle soglie per i vari interventi possibili e quindi assicurare la tutela dei valori naturalistici (della riserva in generale e dei Siti Natura 2000 in particolare),

L’arch. Casini G. afferma che un’ analisi a questo dettaglio aiuterebbe anche nella stesura del regolamento e chiede che alla prossima riunione della CDS vengano invitate la Regione Abruzzo e la Provincia di Teramo,

La Conferenza dei Servizi ritiene necessaria una nuova riunione da convocarsi entro il mese di ottobre e a tal fine gli SCA chiedono che:

Genio Civile: necessario che gli interventi programmati siano esplicitati e che sia verificata la loro compatibilità con il vigente PAI in presenza di una in zona E4 e a causa della vicinanza del fiume Tronto ponendo attenzione alla fascia di rispetto di 75 mt.

D’Angelo chiede che i progetti esposti verbalmente dall’ATO siano suffragati da documentazione in modo da valutare l’effettiva necessità di adeguamento con aumento di superficie e approfondite le azioni dell’intervento su SIC e ZPS e la necessità della valutazione di incidenza e che i progetti siano condivisi ed approvati dalla Conferenza dei Sindaci.

L’arch. Casini G. chiede che vengano approfonditi tutti gi aspetti indicati nel parere espresso in fase di scooping e segnatamente: ai fini dell’adeguamento del piano di gestione con gli obiettivi e i principi già assunti del PAI, si dovrà far riferimento al PAI approvato con DACR Marche n. 81 del 29.01.2008 e DACR Abruzzo 121 del 7.11.2008 e al Decreto del Segretario Generale n. 11 del 30.7.2011. In particolare gli interventi individuati dal Piano di Gestione dovranno essere conformi alle NTA del PAI vigente. Dovrà inoltre essere verificata la compatibilità delle previsioni del Piano di Gestione con le misure e gli obiettivi di tutela quantitativa del PTA approvato con DACR 145 del 26.01.2010_

Il dott. Tosi ribadisce che venga dato riscontro formale che si sia quantomeno tenuto conto delle misure di conservazione minime poiché il piano di gestione della Riserva è anche piano di gestione dei Siti Rete Natura 2000.

L’ ing. Colapinto vista la nota dell’ATO del 3 marzo 2011 preso atto della volontà del comune di Martinsicuro di non convogliare più le acque nel depuratore di San Benedetto del Trontó, viste le riunioni della CDS per il rinnovo allo scarico del depuratore di Campolungo e dell’esigenza di un’area espressa in termini di superficie piuttosto che una mera delimitazione cartografica, afferma che provvederà ad integrare la nota del 3 marzo con una relazione contenente le motivazione tecniche in base alle quali è stata dimensionata l’area indicata nella nota citata.

Pertanto la Conferenza decide all’unanimità che l’Autorità competente, dopo aver acquisito le integrazioni ed informazioni sopra indicate, dovrà riconvocare una riunione invitando anche la Regione Abruzzo e la Provincia di Teramo.

L’incontro si chiude alle ore 13.00

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