SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una partecipazione unanime e corale, da Porto Sant’Elpidio a Giulianova. Al di là di campanilismi e divisioni politiche. Perché la guerra per la grave situazione del servizio ferroviario di Marche e Abruzzo si combatte solo con la condivisione delle forze. Ecco allora che alle 7.20 di lunedì mattina, alla Stazione di San Benedetto c’erano tutti: amministratori locali, politici nazionali e regionali, associazioni di categoria, comitati di quartiere.

“Non si può cancellare completamente un territorio così grande”, tuona il sindaco Gaspari. “Posso capire che Rfi privilegi la dorsale tirrenica, però la penalizzazione di quella adriatica non si può accettare. In quanti altri posti i convogli fermano ogni 150 chilometri?”.

In Parlamento ad alzare la voce saranno pertanto Amedeo Ciccanti e Luciano Agostini, con la presentazione di un’interrogazione al Ministro dei Trasporti: “Riguarderà i treni a lunga percorrenza – precisa l’onorevole del Pd – per quelli regionali la competenza è appunto regionale. Tenteremo di rimettere almeno una coppia di Eurostar di andata e una di arrivo”.

Il concetto comune è quello dell’incoerenza: “Si afferma di puntare sulla mobilità dolce per abbassare l’inquinamento e poi si usano le forbici sul trasporto pubblico”. Aggiunge il primo cittadino di Ascoli, Guido Castelli: “E’ paradossale. Ci negano gli investimenti per la terza corsia autostradale e ci tolgono i treni. Pretendiamo rispetto, qualcuno si è scordato che esistiamo”.

Per il resto è un refrain delle passate contestazioni, culminate col Consiglio Comunale aperto di qualche settimana fa: “Non so quando sia cominciato il tutto e di chi sia la colpa – asserisce Bruno Bucciarelli di Confindustria – ma si deve rimediare. E’ un danno per la nostra zona, per il nostro turismo, per le nostre imprese”.

Innumerevoli gli striscioni, tra cui spicca “non saremo mai un binario morto”, messo in mostra dalle delegazioni di Italia dei Valori e Verdi. La copertina tuttavia se la guadagna il presidente della Provincia Piero Celani, col racconto della sua recente disavventura: “Dovevo andare a Milano. Tra cambi e soppressioni ci ho messo otto ore”.

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