GROTTAMMARE – Continuano i Lunedì d’Autore, con una conferenza-spettacolo multimediale in omaggio a Jacques Brel, il cantautore dipinse in modo creativo ed innovativo la quotidianità.

Dotato di una facilità poetica assai rara. L’utilizzo intelligente delle parole era singolare e semplice e rivelava un forte vocabolario visuale. Pochi autori sono stati considerati in grado quanto lui di infondere attualità e senso ai testi utilizzando poche parole di uso comune.

Lunedì 27 febbraio, ore 21:30 al Teatro dell’Arancio, il professor Gino Troli insieme all’attrice Veronica Barelli presenteranno una serata di musica, poesia e libertà,  “Omaggio a Jacques Brel”.

Riportiamo alcuni stralci di una celebre intervista, che rendono bene lo spirito libertario e appassionato che lo ha sempre contraddistinto:

Sei curioso?
Sì, bisogna essere come “scolaretti”. Credo sia necessario essere umili e dire “io non lo so, vado a vedere”. Non lo so, ma ci sono due modi di reagire di fronte a tutto ciò che non si sa: uno è decretare che è un’idiozia e l’altro è andare a vedere, e io preferisco andare a vedere, e confesso di avere un debole per gli uomini che vanno a vedere.

Qual è il tuo ideale?
È cercare, ecco, credo sia questo, cercare, tentare, insomma cercare.

Tentare delle belle cose?
Tentare delle belle cose è tentare d’amare il più a lungo possibile, perché in fatto di fenomeni di invecchiamento l’unica cosa un po’ delicata è che all’inizio, se si è un po’ pratici, si amano spontaneamente tutti quanti e poi l’universo si restringe un pochino, no?! E la difficoltà consiste nel restare vigili e dirsi che quando non si ama qualcuno, è comunque nove volte su dieci perché ci si sbaglia. Si tratta di andare a vedere, perché si va meno veloci a 45 anni che non a 20, no?! Diciamo che andiamo a vedere ma non sempre andiamo a vedere; allora bisogna darsi un calcio nel culo e andare a vedere”.

 

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