SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ci saranno i buoni risultati paventati dalla recentissima Bit di Milano, o il tavolo tecnico tra Comune di San Benedetto e associazioni turistiche, oppure “finalmente, la voglia di muoversi tutti verso lo stesso obiettivo”: tanti i tempi che Confindustria e la sua sezione turistica, presieduta in Provincia di Ascoli da Massimo Forlì, hanno intenzione di trattare (e lo stanno facendo). Ma se a San Benedetto (città centrale che però contiene nel suo raggio anche Ascoli, tutta la Vallata del Tronto e quindi anche l’Alto Teramano e, in qualche caso, persino la Provincia di Fermo) i treni non fermano, allora le buone teorie scolastiche rischiano di restare sulla lavagna.

Così il presidente di Confindustria Bruno Bucciarelli e lo stesso Massimo Forlì annunciano una manifestazione di protesta, lunedì 27 febbraio alle ore 7:15, proprio alla stazione di San Benedetto, contro la decisione di Trenitalia (ribattezzata oramai TreniTaglia come da buona intuizione del nostro giornale) di eliminare le fermate alla stazione di San Benedetto in particolare per i treni diretti verso Milano.

“Di quattro treni che da San Benedetto raggiungevano Milano senza cambi, non ne abbiamo più uno – spiega Forlì – ma attenzione: i tempi di percorrenza sono gli stessi: semplicemente la fermata di San Benedetto è stata sostituita da quella di Termoli…”

Va giù duro Bruno Bucciarelli: “Noi manifesteremo per vedere se saremo ascoltati. Non abbiamo dati certi circa chi arriva nel Piceno in treno, è vero, ma comunque riguarda un servizio per 500 mila persone residenti oltre che per le nostre imprese. Allora, se non avremo segnali, che i treni non passino più, visto che non ci sono più fermate ma resta il fastidio per il rumore”.

Forlì precisa che la nostra protesta sarà allargata “a tutti coloro che vorranno aderire, da altre associazioni imprenditoriali agli enti, ai singoli cittadini”. L’assessore al Turismo Margherita Sorge fa sapere che “ci si sta attivando per coinvolgere, ed è stato già fatto, i nostri parlamentari, il Consiglio regionale, gli assessori regionali e la Provincia”.

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