SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Oggi ricorre il 47° anniversario della scomparsa di Roberto Strulli (che era nato a Monsummano Terme [Pistoia] il 20 aprile 1938) sfortunato portiere allora ventiseenne che perse la vita (dopo alcune ore di coma nella notte del 15 febbraio all’Ospedale Civile di San Benedetto) in seguito ad un violento seppur fortuito contrasto di gioco accaduto il 14 febbraio 1965 durante il derby Samb-Ascoli (4a Giornata di Ritorno del campionato di serie C Girone C stagione 1964/65) allo Stadio Ballarin. Al 40′ del 1° tempo sul risultato di 2-0 per la Samb (che poi avrebbe vinto quella triste partita per 4-0) il portiere ascolano si scontrò con l’ala destra (ruolo acquisito, infatti mesi prima era anch’egli portiere) rossoblu Alfiero Caposciutti (toscano anch’egli ma di Montevarchi [Arezzo] ) che nella corsa verso il pallone lo colpì con la gamba (piantata a terra e dunque tesa) alla mandibola causandogli la frattura della stessa con conseguente perforazione della base della scatola cranica.

Per diversi minuti (quelli intercorsi per cercare di rianimare il portiere) Strulli rimase immobile sul terreno di gioco tra lo sconforto dei giocatori (soprattutto Caposciutti) e del pubblico ammutolito, poi una “campagnola” della Polizia lo trasportò all’Ospedale Civile di San Benedetto del Tronto.

La partita continuò con l’altoparlante che provò a “tranquillizzare” i tifosi agitati dall’accaduto .

Dopo 14 ore di coma profondo, alle 5.45 del 15 febbraio, il portiere toscano si spense.
Il popolo sambenedettese rimase addolorato da questa tragedia tanto che molte persone si raccolsero per tutta la notte all’ospedale cittadino per stare vicino allo sfortunato atleta, con la speranza che potesse risvegliarsi, speranza vana.

Una volta uscito il feretro dall’ospedale si formò una lunga processione che proseguì per via XX settembre, viale Secondo Moretti per giungere alla “Rotonda” dove la salma fu benedetta e potè ripartire dal lungomare per Porto d’Ascoli, attraversando la Salaria fino a giungere al Duomo di Ascoli Piceno dove si svolsero i funerali.

Un involontario scontro di gioco, purtroppo divenuto tragico.
Molti gli episodi drammatici analoghi alla vicenda Strulli-Caposciutti seguiti negli anni sui vari campi di calcio e grazie a Dio finiti meglio senza cioè tragedia ma solo sfiorandola.
I casi più famosi sono senza dubbio due. Il primo quello accaduto a ruoli invertiti al capitano e fantasista della Fiorentina Gian Carlo Antognoni il 22 novembre 1981 (nel corso di Fiorentina-Genoa) che si scontrò venendo travolto dal portiere del Genoa Silvano Martina rimanendo a terra col suo cuore che si fermò per 25 lunghissimi secondi prima di essere rianimato.
Il secondo episodio più recente e più simile a quello del povero Strulli riguarda il portiere del Chelsea Peter Cech che il 14 ottobre 2006 nel corso della partita di Premier League Reading-Chelsea si è violentemente scontrato in uscita con l’attaccante avversario Stephen Hunt riportando la frattura del cranio per la quale porta tuttora una protezione al capo.
Tornando a Strulli, nel ricordo di quella drammatica ed indimenticabile giornata del 14 febbraio 1965 , il falegname sambenedettese Antonio Paoletti scrisse l’indomani (dell’incidente) una toccante poesia che richiama ai valori più profondi dello sport, dell’amicizia e dell’imponderabile fatalità o meglio dire di un cinico destino.

Strulli

Strulli se n’è andato e non lo sa.
Già c’è chi piange ma non basterà.
E la domenica la gente lo chiamerà
in quella porta terrena che mai più difenderà.
Era solo un gioco e ha perduto
erano anni che si sentiva spesso imbattuto,
ma la morte lo cercava e lo ha catturato
proprio dinanzi alla porta che ha custodito.

Era un tuo amico paesano *,
prima della partita ti aveva abbracciato
ma il destino sapeva che per sua involontaria mano
quel giorno per te si sarebbe fermato.

Tua moglie aspetta un bambino **,
uno di meno che piange di dolore
e quando nascerà, quando sarà un omino
ti vedrà nelle foto e ti pregherà col cuore.

Addio Strulli, ti prego tu non lo odiare, parlo del tuo collega amico Caposciutti,
lui sta soffrendo nel suo dover ricordare quell’attimo ed era davanti a tutti.

Si dice che lo Sport è una passione ed ogni tanto quando ci scappa il morto tutti pensano di chi è il torto ma nessuno pensa che è la vita che ci da lezione e meditazione.

*= La parola paesano usata in quanto entrambi erano corregionali toscani.
**= Quel bambino nascerà un mese dopo la tragedia e porterà il nome del padre ossia Roberto.

TABELLINO DI SAMB – DEL DUCA ASCOLI 4-0 (1° T. 2-0)– San Benedetto del Tronto, 14 febbraio 1965, Stadio “F.lli Ballarin” (tratto dall’archivio storico di Luigi Tommolini , così come gran parte delle informazioni sul dramma del 65 che precedono la poesia)
SAMB: Bendin, Venditti, Di Francesco, Pagani, Beni, Jannarilli, Caposciutti, Piccioni, Olivieri, Minto, Pucci. Allenatore: Alberto Eliani.
DEL DUCA ASCOLI: Strulli, Masetto, Rossetti, Carletto Mazzone, Bigoni, Tomassoni, Trapletti, Beccaccioli, Marcos, Capelli, Aldi. Allenatore: Alfredo Notti.
ARBITRO: Paolo Pfiffner di Torino.
Reti: 30’Pucci, 38′ Piccioni, 51′ Minto, 72’Caposciutti.

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