dal settimanale Riviera Oggi numero 903

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – A parlare è il presidente del Comitato di Porto D’Ascoli centro. Lo abbiamo incontrato per parlare con lui della centrale di stoccaggio della Gas Plus e più in generale della situazione del quartiere. “Tra le priorità, sicurezza nei parchi e una migliore viabilità”

La sua esperienza come presidente del Comitato di quartiere (Porto D’Ascoli centro), è iniziata in un momento particolare, ovvero nel durante dell’acceso dibattito sulla centrale di stoccaggio del gas. “Come Comitato di quartiere di Porto D’Ascoli centro, siamo fermamente convinti che l’impianto non dev’essere realizzato. La città ha una vocazione turistica, non industriale. Innanzitutto, occorrerebbero due anni per realizzare questa centrale e nell’arco di questo periodo di tempo l’emissione delle polveri sottili aumenterebbe in una zona già altamente penalizzata dal traffico. Insomma, vogliamo capire le ragioni di un progetto simile che oltre a rappresentare un enorme rischio per i residenti, visto che sotto le loro abitazioni verrebbero stoccate tonnellate di metano, determinerebbe una svalutazione degli immobili e una pessima immagine dal punto di vista turistico”.

Indubbia la grande partecipazione dei cittadini: dagli incontri informativi fino all’ultima fiaccolata in piazza dello scorso 14 gennaio. Per quanto riguarda il dialogo con i rappresentanti politici, invece, cosa ci può dire? “La manifestazione ha dimostrato che la cittadinanza è fermamente contraria a questo tipo di iniziativa. Il mio compito è quello di rappresentarla e per farlo è necessario che il colloquio con gli amministratori sia sempre tenuto in considerazione proprio perché ritengo che con lo scontro non si arriva alle soluzioni dei problemi”.

Nel corso della conferenza stampa che si è tenuta il 18 gennaio in Comune, Giuseppe Cappelli, presidente della Commissione tecnica sul deposito gas, riteneva l’energia del metano sicuramente meno inquinante rispetto a quella del petrolio e suggeriva anche una visione “strategica” del sistema energetico. Quale posizione assume in merito? “La mia posizione al riguardo è completamente contraria. Certo, è pur vero che l’energia del metano è meno inquinante di quella del petrolio ma è altrettanto vero che il deposito di stoccaggio del gas non può essere costruito in un sito dove già c’è abbastanza traffico. Il mio è un ‘no’ motivato anche dal fatto che non esiste un impianto a rischio zero dagli incendi e dalle esplosioni”.

Mentre la commissione presieduta da Cappelli si recherà nei prossimi giorni a Minerbio (provincia di Bologna, ndr) a visitare la centrale di stoccaggio, i comitati di quartiere come intendono proseguire con il “Gas? No, oh!”? “Andrò anch’io a Minerbio. Vogliamo renderci conto dove è ubicata la centrale e come è strutturata. Di sicuro non la si può certo paragonare a quella che la Gas Plus intende realizzare qui a San Benedetto, visto che è situata in un luogo isolato mentre nel nostro caso si troverebbe a ridosso delle abitazioni. Del tutto improponbibile”.

L’Amministrazione comunale, a suo avviso, cosa deciderà di fare? “Mi auguro tenga in considerazione l’opinione dei cittadini. Tempo fa, l’assessore regionale all’Ambiente Sandro Donati, in pieno accordo con l’ingegnere Liliana Panei del Ministero dello Sviluppo Economico, ha dichiarato che non vi può essere la centrale di stoccaggio del gas contro la volontà del territorio. Ebbene, mi trovo d’accordo con quest’affermazione tanto che nell’ultimo documento prodotto dalla Conferenza dei presidenti dei Comitati di quartiere, coloro che daranno dei responsi su eventuali ricerche sul deposito del gas, come ad esempio hanno fatto i referenti di Terre.it dell’Unicam, dovranno specificare e sottoscrivere l’eventuale assenza dei pericoli presenti e futuri”.

Centrale di stoccaggio del gas a parte, quali sono i provvedimenti di cui il quartiere di Porto D’Ascoli centro necessita? “Questo quartiere è uno dei più grandi di San Benedetto e purtroppo è anche penalizzato dall’inquinamento acustico e atmosferico. Riguardo alla viabilità, il sottopassaggio di via Mare costituisce un pericolo per il transito e per i pedoni. Bisognerebbe studiare una soluzione con l’Amministrazione per stabilire anche il senso unico di marcia in via Corridoni (una traversa di via Filippo Turati, ndr) e rimediare così alla scarsità dei parcheggi. Rimanendo in quella zona, pure il senso di circolazione di via Esino andrebbe rivisto. Altra priorità è poi il parco Ristori, che come le altre aree verdi della città andrebbe recintato per evitare lo scempio degli atti vandalici. Maggiore attenzione inoltre in via Po e Potenza, una zona frequentata dagli alunni della scuola media. Oltre al manto stradale, occorrerebbero maggiori controlli visti i recenti episodi di furti che si sono verificati fino all’incendio ai danni della pasticceria qualche mese fa”.

Si dice che i comitati di quartiere siano troppi, che vadano accorpati. Cosa ne pensa? “Si, ho sentito parlare del fatto che in una città come la nostra ci sia un numero un po’ troppo elevato di comitati di quartiere. A ogni modo, ritengo che la decisione spetti all’Amministrazione comunale”.

Quali sono i componenti del comitato di quartiere? “Il direttivo è composto da me, Agostino Medici, in qualità di tesoriere, i vicepresidenti Marisa Carassai ed Enrico Damiani, il segretario Emilio Santarelli e dai consiglieri Raniero Amabili, Giuseppe Cameli, Alessandro Girolami e Gimpietro Lucadei”.

Come valuta questi primi mesi da presidente del Comitato di quartiere? “Senza dubbio una bellissima esperienza, specie per me che è la prima volta. C’è da dire però che fino a oggi, la questione del deposito del gas ci ha tenuti alquanto impegnati. Una riunione quasi ogni giorno”.

Cosa suggerisce all’Amministrazione comunale? “In un momento come questo di tenere in mente le reali necessità e le varie problematiche del quartiere cercando di risolverle attraverso il dialogo e le partecipazione”.

E ai cittadini del suo quartiere? “Vigilare innanzitutto su ciò che accade nella quotidianità. È fondamentale oggigiorno ritrovare quel senso di civiltà nel rispetto delle regole e anche quando ci si trova a segnalare, ad esempio, dei comportamenti che riteniamo poco corretti. Insomma, il senso di collaborazione”.

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