SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Eye of the tiger”: se Sylvester Stallone li avesse incontrati avrebbe capito di non aver fatto abbastanza nel ruolo di Rocky Balboa. Nemmeno il vecchio ricordo di un allenamento tra i ghiacciai siberiani avrebbe mantenuto intatto l’orgoglio che fino ad ora lo ha reso invincibile.

Qualcuno ha pensato fossero “disturbati”, altri li hanno definiti “eroi” ma una cosa è certa: non si è trattato di un film, nè di un documentario che narra le gesta di tre yeti in corsa, bensì di una vera e propria ribellione nei confronti delle avverse leggi di mamma natura.

Mentre la neve divorava l’intero territorio Piceno e il gelo paralizzava ogni forma di vita in movimento, Antonio Lelli, Claudio Bellavia e Pietro Lello hanno rubato lo scettro a Massimo Caporaso (l’uomo atermico) dedicandosi, nella fredda serata di venerdì 3 febbraio, alla quotidiana corsetta degli 8 chilometri lungo la  Riviera delle Palme.

Lode al coraggio. Chissà se all’arrivo hanno gridato “Adriana”

 

 

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