SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Leggere il “Sole 24 Ore” della domenica è sempre un piacere, soprattutto per la pagina culturale, ma scovare tra le righe di un articolo di Sergio Zavoli una citazione che riguarda un sambenedettese, ci riempie d’orgoglio.

Stiamo parlando di Lucilio Santoni che per le sue attività culturali, riempie spesso le pagine locali, ma grazie ad un suo libro del ’95 “Apologia del perdente” finito nella scrivania o magari, perché no, sul comodino di Zavoli, ha ottenuto di essere citato insieme ai grandi.

Martin Luther king, Ignazio Silone, Aristotele, Sant’Agostino, Albert Camus, Stevwe Jobs e il nostro Santoni, tutti insieme incolonnati nel più grande quotidiano italiano sull’economia.

Zavoli: chi sono i nemici dei giovani”, questo è il titolo dell’articolo uscito il 29 gennaio scorso e lo scrittore romagnolo scrive: “Ho sotto gli occhi un lontano libricino, fresco e poetico, edito dall`inesausto, sorprendente Mario Guaraldi si chiama Apologia del perdenteNelle pagine di Lucilio Santoni, l’autore, s’intravede un paradossale bisogno di aprire la porta chiusa, o appena socchiusa, di un tempo nuovo. Egli racconta che un indicibile momento di comunicazione l’aveva avuto con un cane: Parlare è per definizione diverso dall’abbaiare, ma il vero attimo del dialogo è stato quando ci siamo chiamati per nome: il momento in cui la relazione si è morsa la coda, rivelandosi misteriosamente.
Se trasferito nella Storia il paradosso è una metafora per rendere visibile ciò in cui i giovani d’oggi stentano a credere: il parlare col cane, l`epifania dell`altro al massimo grado, lo sberleffo estremo della parola e del dialogo; cioè la nostalgia di un contenuto, il bisogno di dar corpo alle ombre, di azzuffarsi, finalmente, anche solo coni fantasmi…”

Continua Zavoli: “Quanto all’allegoria del cane, nella quarta di copertina del bel libro guaraldiano c’è una scheggia di sperticata attualità:Poiché l’insopportabile inerzia conoscitiva degli stolti che hanno in mano il potere deforma e svilisce qualunque cosa, riconducendo tutto a un calcolo e a una vendita, ecco allora la necessità di un gesto riparatore: riportare alla luce esistenze nude, dimenticate, che gli stolti hanno voluto e vogliono cancellare dall’albo degli aventi diritto a un nome, a un’identità, a un diritto”.

Santoni non ne sapeva nulla della citazione, è stato avvertito da suoi amici. Conosciamo abbastanza bene l’autore tanto da poterne prevedere la battuta sorniona, che suonerebbe più o meno così:  “Sono l’unico ancora in vita tra questi!”.

 

 

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