ABBADIA DI FIASTRA – Riportare la cultura nell’agenda dei politici italiani. Questo è stato l’obiettivo dell’incontro annuale che si è svolto il 26 e 27 gennaio nella pace, l’armonia e lo stile monastico dell’Abbadia di Fiastra.

Quattro le tematiche affrontare in correlazione con la cultura: il paesaggio, il welfare, la creatività e l’economia. Una carica di cento intellettuali marchigiani  (leggi tutti i nomi) sono stati chiamati a presidiare all’evento “La Cultura per ripartire”

In verità novantanove, da subito evidente l’assenza di Vittorio Sgarbi.

Tra le riflessioni raccolte durante lo svolgimento delle tavole rotonde di venerdì 26, quelle riportate dal professor  Pierluigi Sacco (cultura e creatività) su tutte: “ Si parla dei problemi delle nuove generazioni ma queste non hanno avuto rappresentanti nei tavoli di ieri”.

Sacco ha consigliato già dall’anno prossimo di sopperire alla mancanza dei giovani in un convegno simile, inoltre ha proposto una sorta di “umanesimo digitale” sottolineando l’importanza che hanno oggi le figure che si occupano di media che sono “un’occasione da non perdere”.

(In effetti c’è sembrato strano che alcuni personaggi marchigiani che si occupano di cultura nel digitale da anni, alcuni con una risonanza nazionale, non fossero presenti a Fiastra ndr).

Uno degli slogan lanciati nel corso del convegno è stato “Nei luoghi dove si fa cultura si costituisce lo spirito di una nazione e di una regione”. Tutti gli intellettuali hanno concordato con l’esigenza di creare una regia comune regionale di tutte le attività culturali anche per salvare i “luoghi” dalla crisi economica e dall’indifferenza della politica.

Tra le proposte si è parlato di investire sui bambini con un maggiore e specifico orientamento alla lettura e alla musica per aumentare così le masse critiche dei fruitori di musei e teatri. Menzionato anche il recupero di aree industriali dismesse rendendole patrimonio culturale magari favorendo un concorso di idee.

Ancora il professor Sacco, che come portavoce dei “creativi”, ha proposto lo sviluppo di linee strategiche e l’aggregazione di progetti che abbiano un respiro internazionale così da poter richiedere aiuti economici dall’estero : “I politici delle volte non possiedono una formazione tale per ricoprire certe posizioni e percepire la cultura come un’opportunità anche economica. Ecco perché chi (assessore o sindaco ndr) decide di studiare per sviluppare nuovi progetti in rete, magari nazionale, dovrebbe essere favorito dell’accesso ai finanziamenti”.

Provocatorio, sottile, concentrato e con un effetto simile ad un detonatore che scoppia mentre i tecnici, gli esperti, stanno ancora pensando a come farlo brillare, è stato l’intervento del poeta Davide Rondoni: “Il sistema culturale attuale non funziona è flaccido. I generosissimi gesti per tenere su un sistema che non tiene sono commoventi ma inutili. Come sostiene l’amico Lucilio Santoni, si cerca solo di rispondere ai bisogni e non a fomentare i desideri. Ci si dimentica che la cultura è desiderio è esperienza e non un programma passato. È questa la risposta del perché i musei si svuotano mentre si riempiono i festival. Non esiste l’autorità delle autorevolezze. Un esempio ne è la scuola: riforme su riforme senza cambiare niente e gli insegnanti non sono valutati da nessuno”.

Insomma se nell’agenda dei politici italiani la cultura pare sia scomparsa, dalle Marche, un gruppo di cento intellettuali è pronto a lottare per farla inserire almeno nelle agende politiche del governatore Gian Mario Spacca e dell’assessore regionale Pietro Marcolini, presenti all’incontro.

 

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