Dal settimanale di Riviera Oggi numero 902 del 19 gennaio 2012

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tempo di liberalizzazioni nell’era Monti. Ma le categorie toccate non ci stanno. Quella dei taxisti in primis con scioperi e manifestazioni nelle grandi città. Su tutte, Roma.

Visto l’argomento di forte rilevanza,  Riviera Oggi ha sentito coloro che lavorano a San Benedetto. Ebbene nelle nostre zone la situazione sarebbe un po’ diversa, almeno stante le dichiarazioni dei diretti interessati. “Le licenze le regalano ma nessuno le vuole – afferma  un taxista che incontriamo di fronte alla stazione, il quale preferisce restare anonimo – Sa quanto abbiamo guadagnato, tutti insieme, oggi? (venerdì 13 gennaio, ore 15:30 ndr) Quindici euro! E parlano di liberalizzazione…

Sembra infatti che i margini di guadagno non siano elevati, anzi per dirla come alcuni di loro “si fa la fame”.

Scopriamo che a San Benedetto lavorano quattordici taxi, ma a giorni alterni: sono disponibili sette vetture al giorno e queste sono posizionate di fronte alla stazione. “Un tempo c’erano più treni, soprattutto dal nord Italia, Milano. Oggi dodici treni fanno Ancona-Pescara senza fermarsi da noi. Il lavoro non c’è più, se non d’estate”, continua il coro comune dei taxisti da noi incontrati.

La realtà del piccolo paese non ha nulla a che fare con la città. Ci raccontano che pur di lavorare, accompagnano gli anziani a fare la spesa e portano i pacchi fino a casa, oppure comprano e consegnano medicine a domicilio.

Ecco i numeri del Piceno: “Ad Ascoli da quindici taxi a cinque e nessuno ha voluto le cinque licenze messe a disposizione dal Comune; a Fermo, una volta, ce n’erano diciassette e oggi nessuno, così come in tutti i paesini tipo Offida o Ripatransone; a Grottammare da quattro a uno”.

Come abbiamo detto i margini di guadagno sono bassissimi. Tra l’aumento del carburante (soprattutto per le macchine diesel) e la manutenzione delle auto, le spese sono tante, in più se un taxista vende la propria macchina, il ricavo risulta come incasso e ci deve pure pagare le tasse.

Altra cosa che abbiamo scoperto è che esiste anche la responsabilità di chi si trasporta: “Se ci lasciano la droga in macchina ne dobbiamo rispondere noi, poi due nostri colleghi hanno accompagnato due prostitute e per questo sono stati accusati di favoreggiamento. Oltre il non guadagno la beffa”.

Certo è che forse un’eventuale liberalizzazione dovrebbe avvenire all’interno di un progetto più ampio. Rudolph Giuliani, uno dei più famosi sindaci di New York, tra l’altro di origine italiana, ridusse quasi a zero l’entrate di macchine private a Manatthan favorendo il potenziamento dei mezzi pubblici. Qualcosa del genere sta avvenendo a Milano.

La partita comunque dovrà giocarsi a livello governativo: per molti i taxi  sono diventati un simbolo e il pensiero espresso dal sindaco Giovanni Gaspari via twitter , lo scorso 14 gennaio , è al momento condiviso dai più : “Lo dico da utente, perché il servizio dei taxi non dovrebbe essere liberalizzato? Solo in Italia funzionano cosi male e costano tanto…”.

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