SAN BENEDETTO DEL TRONTO – I pescatori sambenedettesi proseguono la loro battaglia: “Non siamo soli. Tutto l’Adriatico si è mobilitato”. Una protesta senza sconti, che mercoledì si allargherà fino a Roma con una protesta in piazza Montecitorio. “E’ l’apice di una situazione drammatica”, ammette l’assessore alla Pesca, Fabio Urbinati. “Come amministrazione siamo molto preoccupati, il settore supera le mille persone in ambito portuale. Daremo tutto il nostro supporto. Siamo certi che si rimarrà nei confini della civiltà, senza degenerazioni”.

I diretti interessati nel frattempo vogliono chiarire alcuni punti: “Lo sciopero è assolutamente spontaneo e non è governato da alcuna associazione di categoria. Non è nato solo per via dell’aumento del costo del gasolio. A portare avanti la lotta sono soprattutto le piccole e medie barche che si vedono oggettivamente impossibilitate ad applicare il Piano Comune della Pesca”.

Si legge nel documento ufficiale dei marinai: “Il settore primario da sempre portatore di reddito viene sottoposto ad una serie di gravi penalizzazioni che stanno minando la sopravvivenza delle imprese”. Tra cui: “Le rigide normative comunitarie in certi versi inapplicabili per la realtà del pescato italiano vista la varietà delle specie, una eccessiva politica sanzionatoria sulla cosiddetta licenza punti, una accanita turbativa di mercato dovuta ad una importazione selvaggia di pescato similare a quello nazionale, una mancata politica di sistema con finanziamenti mirati per area e tipologie di intervento, un inadeguato intervento per la salvaguardia dell’ecosistema marino che invece necessita di fermi biologici adeguati agli areali di pesca, una mancata politica di turn-over degli equipaggi, un mancato aggiornamento professionale degli addetti”.

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