San Benedetto del Tronto – Riporto di seguito con grande piacere alcune frasi di Jason Brennan, giovane filosofo politico della Georgetown University, contenute nel suo The Ethics of Voting. Questo il presupposto: per la Costituzione italiana il voto è un «dovere civico» anche se non sono previste sanzioni per chi non va a votare. Le deduzioni di Brennan portano ad una tesi diametralmente opposta. Eccone alcune:

“Esiste semmai un «dovere di non votare», un obbligo morale che coinvolge quelle persone che semplicemente non dedicano alle scelte collettive sufficiente attenzione da segnare una x “a ragion veduta”.  “I votanti irresponsabili dovrebbero astenersi piuttosto che votare male” “Non è vero che una democrazia a elevata partecipazione è necessariamente una democrazia migliore”.

«Gli elettori non sono costretti a votare, ma se lo fanno, essi debbono a se stessi e agli altri di essere adeguatamente razionali, privi di pregiudizi, retti e informati circa i propri convincimenti politici». “Ciascuno di noi ha l’obbligo di non partecipare ad attività che sono dannose alla collettività, quando astenersi da essi non impone rilevanti costi per sé”.

“Votare “sbagliato”, cioè votare sulla base di pregiudizi o comunque non in virtù di convinzioni personali che si è in grado di giustificare razionalmente, è un’attività dannosa alla collettività, mentre l’astensione di per sé non comporta costi rilevanti” “Pertanto, ciascuno di noi ha l’obbligo di non “votare male”. “Votare male” è un problema collettivo, non diverso dall’inquinamento”

”Dovremmo tutti condividere il costo del non inquinare». “Le istituzioni non sono persone, non sono fini in se stessi. Non sono neanche quadri che vanno giudicati dalla loro bellezza. Sono piuttosto come dei martelli, devono essere valutate per come funzionano». «L’acquisto o la vendita di voti sono moralmente sbagliati se conducono alla violazione dell’etica del voto, cioè se portano la gente a votare male».

“Invece pagare qualcuno per votare bene o accettare denaro per votare bene non è immorale” “Se ci sono obblighi che contraiamo gli uni con gli altri in virtù del nostro “stare assieme”, essi non si concretano in un “dovere di votare”. Ci sono molti modi per esprimere la propria “virtù civica”. Il voto è uno fra tanti. Per questo richiede una certa diligenza.”

Tutti concetti sui quali inviterei i lettori a riflettere da oggi alle prossime elezioni. Lo ribadisco perché ritengo (il fallimento globale dei nostri rappresentanti in Parlamento e a Palazzo Madama lo dimostrano più che mai) che “votare facile “ piuttosto che non votare è uno dei mali peggiori delle democrazie, un male per il quale l’Italia porta la bandiera. Già nei primi numeri della rivista settimanale che dirigo dal 1992 esprimevo concetti molto simili (magari in modo meno forbito) a quelli di Brennan che ho appena elencato. Ricordo che i nostri politici locali di allora spesso mi deridevano o accusavano perché stavo diffondendo utopie. Oggi, e non solo per le parole di un insigne filosofo, sono convinto più che mai di aver visto giusto per cui, per il bene comune, invito chi avrà intenzione di candidarsi nelle prossime elezioni nazionali e locali di rifletterci bene prima di farlo.

Il presente disappunto mi sollecita altresì quello che, secondo me, è un altro problema, in parte legato al pensiero di Brennan: i politici devo iniziare a parlare per loro stessi e non “minacciare” a nomi di altri, il loro voto vale uno e basta. Motivo per cui devono smetterla di fare dichiarazioni tipo quella fatta recentemente da Giulietta Capriotti, ex presidente del consiglio comunale sambenedettese: “Caro Spacca, ci vediamo alle prossime elezioni”. Anche se, a dir la verità, condivido molto quanto ha voluto far presente la simpatica Giulietta.

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