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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”. I dubbi del Partito Democratico di fronte alla fiaccolata anti-gas di sabato prossimo sembrano usciti direttamente da Ecce Bombo. In realtà la decisione i democrat l’hanno già presa e sarà quella di disertare la manifestazione organizzata dai comitati di quartiere. Un gesto isolato, non condiviso da Verdi ed Italia dei Valori, che verrà emulato dai soli Socialisti: “Noi siamo di principio contrari ad un impianto di stoccaggio – dichiara il segretario comunale, Umberto Pasquali – in quanto San Benedetto è una meta turistica. Detto questo però non ragioniamo nemmeno come quelli che prima parlano di allarme rifiuti, ma poi si oppongono al bidone davanti la porta di casa. Se ci fosse una crisi del gas con la chiusura improvvisa dei rubinetti tutti si lamenterebbero. Come partito non daremo indicazioni, ognuno sarà libero di presenziare o meno”.

Il Pd dal canto suo rivendica la scelta di disertare l’appuntamento: “Non ci sentiamo abbandonati – afferma la capogruppo Loredana Emili – la nostra è solo coerenza. Abbiamo detto più volte che attenderemo le osservazioni dell’Università di Camerino; qual’ora non lo facessimo significherebbe aver speso dei soldi per nulla (10 mila euro, ndr). Ribadiamo: se solo si presentasse il minimo rischio diremmo immediatamente no”.

Innegabile dunque lo stupore (e la stizza) per recenti comportamenti interni alla squadra, di fatto differenti dalle linee guida stipulate dalla maggioranza. Nel consiglio comunale del 16 novembre scorso l’intero centrosinistra (Del Zompo esclusa) aveva intrapreso una posizione precisa “che prevedeva approfondimenti e chiarimenti”. Senza dimenticare che gli stessi Verdi, poco prima di Natale, avevano sottolineato come esponenti di governo dovessero dare risposte “e non gridare al complotto”.

C’è poi il Pdl, risbucato dal nulla: “Il rischio di strumentalizzazione è alto – prosegue la Emili – non mi va che si cavalchi la protesta”. In ogni caso, dal post 14 gennaio il Partito Democratico non dovrebbe uscirne più debole: “Non è una guerra di religione. Tutti sono liberi di agire come credono. Tuttavia questo è un tema che va al di là del programma di mandato; è stato calato su questa città dal Ministero. Non sarà un referendum sull’amministrazione comunale. Ben venga il dibattito, ma non trasformiamolo in battaglia politica pregiudiziale. Non siamo mai scappati dal confronto, il nostro atteggiamento equilibrato e pacato ci andrebbe riconosciuto. Abbiamo intrapreso la strada meno facile e scontata; noi non cavalchiamo l’onda. Farci passare per favorevoli alla centrale è una tecnica per fomentare la piazza”.

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