Ve lo insegnano a scuola, nemmeno al primo esame di economia, ma già alle superiori.

La Grande Depressione degli anni ’30 fu battuta da un profondo intervento statale (the New Deal) quando un grande politico, Roosevelt, affidò le sorti degli Stati Uniti ad un grande economista, Keynes.

Italia, 2011: la terza economia dell’area euro prova invece una nuova via: risollevarsi dalla più grave recessione degli ultimi 70 anni con una riduzione della spesa pubblica e aumento della tassazione. Perché il “debito pubblico” è troppo grande, ma non di più rispetto a quelli, ad esempio, di Stati Uniti e Giappone. Meno investimenti, meno società in mano pubblica (e quindi meno entrate sotto forma di profitti…), meno assunzioni, meno trasferimenti agli enti locali, meno denaro da spendere per tutti.

L‘impalcatura economica e monetaria europea è andata in tilt. Possiamo dire che quasi nessuno lo avrebbe mai immaginato, ma occorrerebbe sapere dagli architetti dell’euro qual è la possibile uscita prevista per una nazione che, contemporaneamente:

a) deve rispettare parametri di bilancio rigidissimi (si va verso il pareggio di bilancio…);
b) deve basare la sua politica monetaria sulla contrazione dell’inflazione;
c) non può svalutare la moneta, neanche un po’;
d) si vede ricevere lettere da commissari non eletti dal popolo con 39 domande, tra cui richiesta di “privatizzare” i servizi locali, come se un referendum di qualche mese prima sia già da ritenere carta straccia.

Prima ancora dell’avvento del governo Monti, un articolo del Nobel 2008 per l’economia, Paul Krugman, elencava per filo e per segno “the vicious circle“, il circolo vizioso che dopo la Grecia aveva intaccato l’Italia. Qui puoi leggere l’articolo sul New York Times (scritto in un inglese molto chiaro e semplice)

Perché oltre ai punti sovra espressi, ve ne è uno centrale: “The answer, in large part, is that they retain their own currencies, and investors know that in a pinch they could finance their deficits by printing more of those currencies. If the European Central Bank were to similarly stand behind European debts, the crisis would ease dramatically.

Wouldn’t that cause inflation? Probably not: whatever the likes of Ron Paul may believe, money creation isn’t inflationary in a depressed economy“.

Traduco, e mi scuso per eventuali imprecisioni: “(perché Usa, Uk e Giappone riescono a pagare i loro debiti senza problemi) La risposta in gran parte è che queste nazioni possiedono le loro monete correnti, e gli investitori sanno che in un attimo loro possono finanziare i loro deficit stampandone ancora. Se la Banca Centrale Europea si comportasse allo stesso modo per i debiti europei, la crisi si risolverebbe facilmente.

Ciò non causerebbe inflazione? Probabilmente no: la creazione di denaro non è inflattiva in una economia in recessione”.

Per Krugman l’euro, nato per evitare stati inflazionistici tipici degli anni Settanta, rischia invece di riportare il continente, drammaticamente, agli anni ’30, un “dramma per un continente che nel dopoguerra è riuscito a costruire la migliore società della storia dell’umanità”.

Krugman non pensa che i leader europei abbiano capito la situazione: “The bitter truth is that it’s looking more and more as if the euro system is doomed. And the even more bitter truth is that given the way that system has been performing, Europe might be better off if it collapses sooner rather than later“.

Il sistema euro è condannato; ed è meglio che collassi prima, che dopo.

Ma come?

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