NERETO – La Regione Abruzzo assegna 5 milioni di euro alle Comunità Montane e solo 150mila euro alle Unioni dei Comuni abruzzesi e scatta la protesta. “E’ una disparità incomprensibile – si legge in una nota dell’Unione dei Comuni Val Vibrata – anche in funzione del fatto che le nuove leggi e la Finanziaria attribuiscono maggiori funzioni e l’obbligo d’associazione dei servizi (tra cui amministrazione generale, polizia locale, istruzione pubblica, viabilità, territorio e servizi sociali) fra i Comuni sotto i 5mila abitanti, mentre per le Comunità montane si paventa da tempo la soppressione”.

Alla luce del provvedimento regionale, i rappresentanti delle 6 Città Territorio abruzzesi si sono di recente incontrati presso la sede del Patto Territoriale Sangro-Aventino di Santa Maria Imbaro (Chieti). Nel corso della riunione promossa dal presidente dell’Unione dei Comuni della Frentania, Domenico Pace, si è aspramente criticata la scelta del governo regionale.

“E’ una decisione francamente incomprensibile – ha affermato il presidente dell’Unione dei Comuni Val Vibrata Alberto  Pompizi – che non tiene conto dell’ormai modificato quadro normativo che spinge fortemente  i Comuni a gestire i loro servizi attraverso le Unioni e, contemporaneamente, non a caso prevede l’abolizione o, comunque, il superamento delle Comunità Montane, di fatto considerate dal legislatore nazionale come enti inutili”.

“ Alla Regione Abruzzo – ha aggiunto Pompizi, chiediamo un radicale cambiamento dei criteri di ripartizione dei contributi per la gestione dei servizi associati da parte dei Comuni, non essendo oggettivamente più accettabile la scelta che privilegia piccole forme associative locali, attive soprattutto politicamente, a discapito di vaste e dinamiche realtà che assicurano concrete e strategiche funzioni con evidenti vantaggi per migliaia di cittadini abruzzesi”.

I rappresentati delle Unioni evidenziano che l’assegnazione dei sempre più esigui finanziamenti regionali deve avvenire sulla base di nuovi e trasparenti parametri basati “non sul peso politico dei soggetti richiedenti, ma sul numero, l’importanza, la dimensione, qualità ed economicità dei servizi erogati”. Chiedono quindi un confronto con la Giunta regionale e la sensibilizzazione delle numerose amministrazioni comunali interessate.

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