MONTEPRANDONE – “Una volta a Monteprandone, nel centro storico intendo, c’era più vita. Quanti bambini per strada si incontravano. La domenica poi…”. Francesca Novelli è un’arzilla e simpatica signora del ‘36 che racconta con disincanto alcuni episodi rimasti impressi nella sua memoria. “La domenica era tutta una festa soprattutto quando si poteva andare in pasticceria e si portavano a casa i bignè”.

“Quando ero ragazza si andava in campagna a cercare la verdura e a spizzica’ le olive, il grano, l’uva”. Ci si arrangiava, come pure per il bucato: le massaie che non disponevano di acqua corrente in casa, partivano dal centro storico del paese e si recavano “jò Tronda” tenendo in equilibrio un canestro sulla testa. Poi si sceglieva un bel sasso sul quale strofinare e battere i panni, senza sapone. “Certo, l’acqua del fiume era pulita, non come oggi”.

Di San Benedetto che ricordi ha?
“Conobbi mio padre a San Benedetto”. Giacinto Novelli, babbo della signora Francesca, conosciuto per essere stato un gran lavoratore onesto, servì sotto le armi durante la seconda guerra mondiale nella campagna dell’Africa orientale italiana dove scontò anche sette anni di prigionia. Rientrò in patria nel ‘45 e, per la prima volta, “mi incontrò mentre ero in colonia sul lungomare, dove oggi sorge l’università. Avevo nove anni”.

Francesca de Pandò, questo il suo soprannome in paese, snocciola parole con entusiasmo facendo gustare, di tanto in tanto, il suono di un dialetto ormai in via d’estinzione. “Mi sono poi sposata giovanissima, poco prima dei diciotto anni, con Ernesto de papali’”. La vita era dura e per superare le mille difficoltà economiche del dopoguerra, l’ente comunale di assistenza (Eca) erogava dei buoni spesa alla popolazione, con i quali a volte “acquistavo la cioccolata pe’ li frichi’ rinunciando, ad esempio, al riso”. La signora ha avuto tre figli, cresciuti a patate cucinate in cento modi diversi: Marco, Floriana e Giacinto. I maschi sono diventati ristoratori all’estero e tornano ogni anno a trascorrere le vacanze con la mamma. “Floriana è rimasta qua: è insostituibile per me”.

Dai racconti di Francesca Novelli si riesce a capire che anche la politica, in un piccolo centro come Monteprandone, sia cambiata nel tempo. O quanto meno la percezione che la signora ne conserva: “Quanto era bravo il sindaco Gasparretti”. Attilio Gasparretti fu sindaco per dieci anni, dal ‘46 al ‘56. “Era buono. Molte volte lo vedevo soddisfare le necessità spicciole in paese tirando addirittura fuori i soldi di tasca propria”. Momento culmine della vita monteprandonese è la processione del Cristo morto il venerdì santo: “Mi inginocchio sempre quando vedo la bara, siamo rimasti in pochi ad avere questa usanza. Ricordo sempre mio marito che volle essere tra chi la portava”.

Non bisogna pensare che si tratti di racconti tutti nostalgici dai quali traspaia un’epoca o una città da rimpiangere. I fattori positivi degli anni che viviamo sono molteplici e la signora ne evidenzia qualcuno: la rivalità tra Centobuchi e Monteprandone che oggi fortunatamente non è sentita dai giovani ma che una volta era molto forte. Oppure la bellezza di Monteprandone che “si è ripulita e, fuori dal centro storico, si è molto ingrandita”

Oggi Francesca Novelli vive sempre al paese nella sua casa paterna e si reca a San Benedetto durante i giorni di mercato per fare la spesa. D’estate poi, proprio come quando da bambina andava in colonia, ama ancora il mare e la spiaggia.

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