SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ciò che più è nascosto è ciò che più è trasparente. Così è la fonte ufficiale delle informazioni sul mercato del gas, ovvero l’Autorità per l’Energia Elettrica e Gas, che ci consente facilmente (e finalmente) di illustrare in cosa consistono le “misure finanziarie” a favore delle imprese di stoccaggio gas, previste dal decreto legislativo 130/10, di cui avevamo già parlato e “volte a garantire per 5 anni, ai soggetti investitori, effetti equivalenti a quelli che avrebbero disponendo immediatamente della nuova capacità di stoccaggio” come scrive il Ministero dello Sviluppo Economico.

Le misure finanziarie disposte dal decreto non sono incentivi statali, ma sono ricavate dalle bollette del gas che ognuno di noi paga. Un “sussidio incrociato”, una “anti Robin-tax”, arrivano a sostenere i professori universitari Carlo Scarpa e Alberto Cavaliere in un articolo di lavoce.info del 201o.

L’Aeeg infatti stima nell’1,5% la quota di bolletta del gas che copre i costi di stoccaggio. Citiamo letteralmente: “Componente relativa al servizio di stoccaggio: copre i costi di stoccaggio, cioè i costi per il servizio di “immagazzinamento” del gas, conservato in depositi sotterranei da dove viene poi prelevato per soddisfare le richieste del mercato nei diversi momenti o per far fronte a eventuali emergenze. La componente relativa al servizio di stoccaggio (QS) rappresenta circa l’1,5% della bolletta“.

Qui si fa riferimento a quei clienti finali (e sono la maggioranza) che non si sono rivolti al “libero mercato” ma “vengono riforniti attraverso il cosiddetto “servizio di tutela”, a  “condizioni economiche di fornitura” definite dall’Autorità che il venditore deve comunque offrire ai clienti”. Altre voci che pesano sulla bolletta sono per la commercializzazione all’ingrosso, commercializzazione per la vendita al dettaglio, trasporto, distribuzione, oneri aggiuntivi.

Riportiamo di seguito una parte dell’articolo di Scarpa e Cavaliere su lavoce.info particolarmente appropriato:

CHI TUTELA I PICCOLI?

Infine, i piccoli consumatori non industriali. Chi li tutela? Da un lato, verosimilmente, la concorrenza diminuirebbe perché si rafforza la posizione del gruppo Eni a fronte di un po’ di capacità di stoccaggio immessa sul mercato in un futuro non definito. Inoltre, le tariffe di stoccaggio in scadenza prevedono comunque che gli incrementi di capacità siano ripagati direttamente in tariffa (il Ministero dello Sviluppo prevede un raddoppio delle capacità di stoccaggio, ndr). Fino a che punto le nuove tariffe sconteranno la partecipazione agli investimenti dei grandi clienti industriali?
Emerge un vecchio sospetto, Gli industriali chiedono di recuperare competitività e si assegna loro parte dello stoccaggio. Eni perde una parte po’ di rendita qui, ma viene compensato dalla scomparsa dei tetti antitrust. In questo modo, la tensione tra grande venditore e grandi consumatori si scarica su una riduzione della concorrenza, che finirà sui prezzi di chi non è protetto. Sembra quasi profilarsi un sussidio incrociato che , quasi una “anti-Robin tax”: togliamo ai piccoli per dare ai grandi. Spesso su queste cose le autorità intervengono, e anche i tecnici del ministero dell’Economia non tacciono. È lecito sperarlo anche questa volta…

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