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per il video clicca sull’icona sulla destra. Riprese e montaggio Maria Josè Fernandez Moreno

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dalla nostra registrazione integrale dell’incontro che si è svolto venerdì scorso alla palestra dell’Agraria, lo scorso 16 dicembre, pubblichiamo un documento nel quale Luciano Calvarese, dirigente regionale per il settore energetico, risponde alla domanda di un giovane cittadino rispetto al rischio di alluvione nel punto dove dovrebbe insistere la centrale di stoccaggio Gas Plus.

“Non sono così inesperto, tra le altre cose una ventina di anni fa ho insegnato tecniche di perforazione di idrocarburi e tecniche di coltivazione dei giacimenti. Vi posso dire che un’alluvione superficiale per quanto dannosa, non farà nessun danno ad una centrale di stoccaggio di questo tipo. Lo stoccaggio si fa a 2500 metri di profondità. Tutte le valvole sono a sicurezza intrinseca, ovvero sono sempre chiuse e che per aprirle occorre che l’uomo intervenga con sistemi particolari per poterli aprire. Quindi in caso di calamità le valvole si chiudono da sole, non c’è nessun tipo di pericolo. Né si sono mai registrati pericoli su pozzi petroliferi in produzione in caso di alluvione”.

A questo punto il ragazzo che aveva posto precedentemente la domanda continua: “Mi scusi, ma io ho chiesto: i siti di stoccaggio di gas hanno mai avuto problemi del genere?

Calvarese risponde: “Non lo so, in letteratura non c’è. Ma se si fa produzione di idrocarburi dal fondo del mare, voi pensate che non vi sia una tecnologia che non ci sia una tecnologia per poter operare anche in caso di allagamento? Proprio qui in Adriatico ci sono piattaforme spesso su giacimenti esauriti, che assicurano il regolare svolgimento anche in caso di mareggiate”.

Successivamente una cittadina porge, sempre su questo argomento, una nuova domanda: “Per la questione dell’alluvione penso, e noi pensiamo, che il rischio non sia tanto quello del funzionamento della centrale, ma quello relativo ai residui prodotti dalla centrale di stoccaggio. Se con un’alluvione ce li ritroviamo nelle nostre fogne o al mare”.

Calvarese risponde, in parte iniziando con una risposta non corretta: parla infatti di “periodo di cantiere temporaneo massimo di un anno, ma anche di sei mesi, perché un pozzo si perfora in circa 40 giorni”. Qui qualche cittadino informato afferma che “Gas Plus scrive che occorrono due anni”, e Calvaresi riprende: “Serve anche tempo per preparare la piazzola, quindi serve complessivamente un periodo di un anno, anche 14 mesi” (Gas Plus stima esattamente 15 mesi nel periodo di trivellazione pozzi, 27 mesi il periodo completo dall’avvio dei lavori alla “installazione”, più altri tre mesi per test e start-up).

Calvarese continua: “In effetti durante la perforazione si usano i fanghi, che servono per evitare che una eventuale fuoriuscita di gas possa arrivare fino in superficie, perché incontrando il fango il gas resta sotto. Certo, c’è il problema che questo fango circola continuamente e occorre rinnovarlo. A fine ciclo quando il fango viene definito esausto, viene stoccato in apposite vasche e a seconda dei contenuti va smaltito in discarica. In qualche caso, quando il fango è solo argilloso, si può estendere nei terreni. Quindi l’eventuale alluvione non toccherà il fango perché è depositato e raccolto in una vasca sollevata da terra”.

Poi Calvarese purtroppo (ma c’è da dire che è un funzionario regionale e non un tecnico Gas Plus, quindi probabilmente nell’infuocata assemblea è stato costretto ad andare al di là dei suoi compiti) si ferma alla descrizione dei rischi di alluvione relativi ai rifiuti soltanto alla fase di allestimento del cantiere, senza invece toccare gli aspetti complicati relativi ai rifiuti prodotti in fase di esercizio (minori quantità certo, ma produzione continua): “Tutto questo avviene in una fase di cantiere transitorio, poi il cantiere viene smantellato e restano soltanto i pozzi”.

Abbiamo già prodotto delle potenziali osservazioni in merito ai rifiuti prodotti dalle acque piovane: si legga attentamente qui.

Qui si leggono le stime dei rifiuti prodotti per i quali comunque Gas Plus scrive “le tipologie e le quantità di rifiuti effettivamente prodotti saranno noti soltanto ad esercizio avviato”, si legga attentamente qui.

Proprio Gas Plus, su richiesta di integrazione di Regione Marche e Ministero dell’Ambiente del dicembre 2010 e gennaio 2011 (Comune e Provincia?, ndr) specifica i “siti di deposito temporaneo dei rifiuti”.

Pubblichiamo di seguito: “I containers saranno in lamiera di acciaio, con chiusura superiore ad un battente per apertura idraulica a 90°, di volume di 35 metri cubi cadauno (…). Durante l’esercizio della centrale a tali contenitori verranno affiancati due cassonetti per rifiuti pericolosi, al fine di raccogliere temporaneamente tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurio e batterie e acculumatori.

I contenitori per rifiuti pericolosi sono composti da una vasca dotata di coperchio incernierato asportabile in polietilene di colore giallo. Il corpo vasca è alloggiato all’interno di una struttura metallica verniciata antiacido ermetica con funzione di vasca di contenimento (doppio contenitore) che ne permette la movimentazione e l’impilabilità (…). Le capacità dei contenitori è di 0,9 metri cubi“. Gas Plus poi specifica i siti anche in fase di perforazione e allestimento del cantiere.

Questioni che riteniamo non secondarie alla luce anche di altre nostre riflessioni sul rischio esondazione che potete leggere qui e approfondire ancora qui. Questioni che emergono a causa della posizione della centrale, caso unico possiamo dire tra quelli individuati in Italia: in una città densamente abitata, in una città turistica, vicino ad un piccolo fosso che sfocia in meno di un chilometro sul mare.

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