Ci ho messo un mese, ma ho mantenuto la mia promessa (privata).

Ho scoperto un grande gruppo, gli Amelie Tritesse.

Li ho sentiti suonare al Teatro Concordia di San Benedetto, lo scorso 18 novembre, in una serata in cui si esibivano anche Emidio Clementi con Egle Sommacal.

Ma che brevi questi Amelie Tritesse. E nonostante il nome francesizzato, sono di Teramo.

Un ibrido, questi Amelie, tra Offlaga Disco Pax e quei Massimo Volume proprio di Clementi. Rock’n’reading, dicono. Non poesie in forma di prosa, ma racconti in forma di canzone.

Stanno sul palco come antidivi: camicia dentro i pantaloni, sembrano usciti per fare la spesa in qualche vecchia bottega di provincia (di quelle che non ci sono più).

Ironici più degli Offlaga, cantano però un mondo che, a differenza degli emiliani, non è quello del “piccolo mondo antico Fogazzaro” delle certezze del comunismo emiliano e dell’infanzia perduta in tempi di mondo fluido.

Teramo, l’Abruzzo, sono un’altra cosa. C’è un po’ di John Fante, quasi, nel lirismo realistico dei testi di Manuel Graziani: il nonno che bestemmia, audiocassette di musica indie d’inizio anni Novanta, serate post-adolescenziali nei locali di provincia, quando la notte non finisce mai – o forse mai inizia – l’Abruzzo forte e gentile. Poi ci pensa Paolo Marini a virare su toni da finta rock star.

Ah, dimenticavo: si chiama “Cazzo ne sapete voi del rock’n’roll“, il loro album. Scusate la parolaccia (se volete ascoltarli, cliccate sull’icona sulla destra).

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 367 volte, 1 oggi)