GROTTAMMARE –  “Un gruppo di Liverpool, il giorno di capodanno del 1962 andò a fare un’audizione a Londra alla Decca Records. Gli venne risposto che i gruppi con la chitarra non erano attuali e che non avrebbero avuto futuro. Erano i Beatles”: con questo esempio l’appassionato di musica contemporanea Gianfranco Galiè, ha reso pienamente l’idea di quello che è stato il periodo musicale d’avanguardia, di un livello mai più raggiunto.

Un viaggio tra la musica minimalista, cosmica, quella spirituale, quella dei sintetizzatori e dell’utilizzo di qualsiasi strumento (tipo il trapano) per creare delle sonorità.

Un viaggio nelle frequenze della storica Radio 102.

Cos’è  Radio 102? Oggi è un libro, scritto da Galiè che racconta quell’esoerienza.  Per molti dei ragazzi che l’hanno animata negli anni ’70,  con rassegne stampa, politica, cultura e musica, fu una vera e propria missione.

Erano sul palco del Kursaal due di loro, il 12 dicembre scorso. Uno, per l’appunto Galiè e l’altro Gino Troli che commenta subito: “Senza la musica di Ascanio Polimeni, Francesco Paiello, Paolo Di Bernadinis e lo stesso Galiè, non ci sarebbe stata Radio 102”.

E che musica! All’epoca la voglia di sperimentare era enorme.

Si percepisce subito da Brownsville Mockinbird dei Joy Cooking (1972) e dall’immensa “Baba O’Riley” degli Who (1971), mostri sacri di quegli anni.

Galiè ha svelato delle curiosità sul sintetizzatore: il primo, il theremin, fu creato in Russia nel 1919 mentre nell’America del 1963 un giovane ingegnere, Robert Moog, che per mantenersi vendeva lo strumento musicale russo, inventò appunto il moog, che si trasformò ben presto in un sinonimo del termine sintetizzatore.

Tornando all’ascolto, con i Popol vuh (Kirie ’73) il Krautrock diventa spirituale e mistico.

Dove non esisteva un video originale, ha provveduto con la sua proverbiale maestria Dante Albanesi che ha reso ancor più avvincente l’ascolto grazie alla sua personale selezione di video, come “Window Walter Baby Moving” di Stan Brakhage (1962), “Le Maitres Fous” di Jean Rouch (1955), l’antologia video di Guy Bourdin o “Piccola mare” di Simone Massi (2003).

Un tuffo negli anni ’70 che è terminato sulle note “Brown Rice” di Don Cherry e un racconto di un viaggio in macchina di trent’anni fa (circa), in una Diana, per raggiungere Pescara e assistere al concerto del trombettista americano, fatto da alcuni giovani ragazzi sambenedettesi per i quali, in quegli anni tutto poteva succedere. Quando al microfono di Radio 102 scorreva l’immaginazione.

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