dal settimanale di Riviera Oggi numero 897 del 24 novembre

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo aver sollevato il problema, nel numero scorso, della posizione dell’Ospedale Civile Madonna del Soccorso che per il piano terra (quello del Pronto Soccorso e dell’obitorio) è sotto il livello degli argini dell’Albula, noi di Riviera Oggi abbiamo voluto incontrare la responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione Zonale, Marta Ursini, la quale ci ha ricevuti molti gentilmente, ma altrettanto educatamente non ha ritenuto di dover rispondere alle nostre domande. “Dura lex sed lex” dicevano i latini. Ebbene la dottoressa in questione parlerà con noi solo se il Direttore dell’Ospedale gliene darà il permesso (e noi lo richiederemo).

Con tutto il rispetto per la signora Ursini, che ribadisco ha agito secondo regolamento interno, ci chiediamo se sia giusto che un “paziente x” in degenza all’ospedale, non abbia diritto di sapere se, in caso di esondazione dell’Albula, è previsto un piano di evacuazione adeguato e a norma di legge. E’ vero che la stampa può creare delle volte degli allarmismi, sopratutto quando tratta temi specifici in cui magari chi scrive non ha particolari competenze, ma è proprio per questo motivo che avevamo richiesto il contributo di un esperto in materia.

Fallito in nostro tentativo all’ospedale, abbiamo cercato il piano specifico della Protezione Civile per San Benedetto che risale al 2004, anno in cui il sindaco era Domenico Martinelli.

In base alla scheda che abbiamo letto la situazione dell’ospedale dovrebbe avere il grado di rischio 3, ovvero elevato. Si legge infatti nella scheda: “Possibili problemi all’incolumità delle persone, danni funzionali agli edifici ed alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi, interruzione delle attività socioeconomiche e danni rilevanti al patrimonio ambientale”.

Avevamo puntato il dito sull’operato del Comune di San Benedetto, per la pulizia e la messa in sicurezza del letto del fiume (tutt’ora non sono partiti i lavori) ma dovrebbe essere la Regione Marche ad esserne responsabile. Questa comprende quattro Autorità di Bacino, la competenza del torrente Albula appartiene a quella interregionale del Tronto e del Marecchia.

Il Piano Stralcio per l’Assetto idrogeologico (Pai) predisposto dalla Regione, avrebbe come obiettivo “la riduzione del rischio idrogeologico entro valori compatibili con gli usi del suolo in atto, in modo tale da salvaguardare l’incolumità delle persone e ridurre al minimo i danni ai beni esposti”.

A questo punto la pulizia del letto del fiume a chi spetterebbe? Bisognerà strofinare la lampada per interpellare il Genio… civile?

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