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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Quando si parla di una persona, si vuole sapere il suo nome, il suo lavoro, la sua storia. Così, in qualche modo, è utile sapere chi è Gas Plus, un nome oramai conosciuto a San Benedetto e in tutto il Piceno. Dietro il nome Gas Plus vi è ovviamente una società che si occupa di estrazione, stoccaggio e commercializzazione del gas.

Dal sito www.borsaitaliana.it sappiamo con precisione che il Gruppo Gas Plus è il quarto produttore italiano di Gas Naturale dopo Eni, Edison e Shell Italia E&P. E’ inoltre attivo nei principali settori della filiera del Gas Naturale, in particolare nell’esplorazione, produzione, acquisto, distribuzione e vendita sia all’ingrosso sia al cliente finale e nel trasporto regionale. Il gruppo detiene 38 concessioni di coltivazione e 3 permessi di ricerca distribuiti su tutto il territorio italiano, commercializza all’ingrosso circa 1 miliardo di metri cubi di gas all’anno e può contare su un volume accertato di riserve di 2,7 miliardi di metri cubi al 31/12/2009. Gestisce complessivamente oltre 1.500 chilometri di rete di distribuzione localizzata in 38 comuni, serve oltre 100.000 clienti finali, con un organico di oltre 200 dipendenti. Gas Plus ha fatto il proprio ingresso in Italia nel settore dello Stoccaggio di Gas Naturale con importanti progetti. A livello internazionale, il Gruppo vanta licenze esplorative in UK, Olanda, Polonia e Romania.

All’interno di Gas Plus operano sostanzialmente due gruppi finanziari: il principale è la UsFin Srl, che detiene il 73,74% e fa riferimento a Davide Usberti, amministratore delegato di Gas Plus. Il secondo gruppo è la holding della famiglia Fossati, Findim Group, con il 12,73% (dati di borsa italiana al 9 dicembre, lo scorso 4 novembre Findim aveva aumentato la partecipazione al 15,021% rispetto al precedente 10,053% del 7 marzo 2008 e 5,3% del 6 novembre 2007). Il 13,65% di Gas Plus è detenuto da altri azionisti (tra cui potrebbe esserci ancora la Fineldo, la finanziaria della famiglia marchigiana Merloni a cui ha fatto riferimento un articolo di Milano Finanza nel settembre 2011 e che nel 2006 entrò con una cifra attorno al 2%). Nel 2010 la Fineldo aveva 2,89 milioni in azioni di Gas Plus.

Il fatturato è in costante aumento: dai 180 milioni di euro del 2006 (anno della quotazione in borsa), anno dopo anno, è salito a 239 milioni (2007), quindi 376, 366 e infine 531 milioni di euro nel 2010. L’utile dopo le imposte però, per la prima volta, ha toccato segno negativo (-13.410.000, nel 2009 +14.080.000).

Nel consiglio di amministrazione di Gas Plus, oltre a Usberti, figurano tra gli altri Gianni Dell’ Orto (ex capo Saipem), Guglielmo Moscato (ex Agip), Gianemilio Osculati (ex McKinsey), presente anche in Merloni Termo Sanitari. Il 29 marzo 2010 Gas Plus aveva dato il via ad una importantissima acquisizione “per un affare da 850 milioni e conquistare il 13,8% della produzione italiana di metano, pozzi on-shore e piattaforme a mare che fin dai tempi di Enrico Mattei hanno assicurato all’ Eni il predominio nel gas”, scriveva il Corsera, “il prezzo per l’ acquisto del 100% di Adriatica Idrocarburi e Padana energia è vicino a 850 milioni”. Tuttavia, in seguito alcune difficoltà interpretative sul decreto in merito alle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi off-shore, Gas Plus il 1° dicembre 2010 non dava seguito all’opzione per acquisire Adriatica Idrocarburi.

L’andamento di Gas Plus nella borsa italiana ha evidenziato un fenomeno in netta controtendenza rispetto al mercato nazionale. L’azione, il cui andamento era stabile fino a maggio e comunque in calo rispetto alle quotazioni precedenti, ha iniziato a perdere di valore fino allo scorso 9 settembre, quando ha toccato il minimo di 2,20 euro ad azione (era tra 7,25 e 9,10 al momento dell’ingresso in borsa nel 2006). Probabilmente risentiva del mancato accordo con Eni su Adriatica Idrocarburi, ma da quella data ha iniziato una clamorosa salita fino a più che triplicare il valore nell’arco di tre soli mesi, arrivando ad un massimo di 7,15 euro ad azione lo scorso 4 novembre. A quel punto il titolo è tornato in turbolenza per poi risalire fortemente nell’ultima settimana. Forse l’aumento ha origine da una intervista di Usberti al Sole24Ore: “Gas Plus in crescita già alla fine del 2011“.

Di recente (notizia del 27 ottobre 2011) Gas Plus ha ottenuto un finanziamento bancario di 100 milioni, casualmente forse l’importo necessario per gli investimenti previsti a San Benedetto, di cui 15 a breve termine con scadenza al 31 dicembre 2012 e 85 quinquennali.

Molto interessante è l’analisi dell’altro partner di Gas Plus, la Findim Group della famiglia Fossati. Le cui ricchezze derivano dalla Star (Stabilimenti Alimentari Riuniti), la famosa azienda alimentare fondata nel 1948 da Regolo Fossati a Muggiù, acquistata poi dall’IRI-SME e quindi rivenduta dopo la privatizzazione degli anni Novanta alla Findim, la finanziaria della stessa famiglia Fossati, che nel 2006 hanno venduto la Star alla spagnola Galina Bianca.

La Findim è una importantissima holding con sede in Lussemburgo e in qualche modo sembra interpretare al meglio le vicende del capitalismo italiano: da rinomata azienda industriale a partecipata statale, privatizzata poi ai vecchi proprietari, dismessa infine a capitali stranieri per divenire, infine, una holding finanziaria con sede in Lussemburgo (altro che Muggiù). Qui si trova una interessantissima analisi su Marco Fossati, l’erede della famiglia e sui suoi possedimenti: si segnala quasi il 5% di Telecom, ma anche la Apple.

Dal brodo alla finanza internazionale. Ma c’è Gas Plus che qualche attinenza con la cucina dovrebbe continuare a garantirla.

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