SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Forse non si è capito, e lo diciamo senza malevolenze, che siamo in Serie D. Che per il tifoso sambenedettese la Serie D, fa male. E guai se non fosse così: perché a quel punto la Samb come l’abbiamo conosciuta nel ‘900 sarebbe finita.

Questo non significa che occorra svenarsi, anzi. Forse Pignotti e Bartolomei stanno pure spendendo “troppo” (chi scrive è preoccupato di questo, invece del contrario). Però occorre capire che l’obiettivo resta quello della vittoria del campionato, nel cuore del tifoso. Se poi questo non è possibile perché gli avversari sono più forti (quest’anno) o perché si commettono tanti errori persino in buona fede (un anno fa) la tifoseria sambenedettese lo sa, e ha raggiunto la maturità per capirlo.

Il quarto posto in classifica, fatte queste premesse, può e deve essere soltanto un motivo di partenza e non di arrivo. D’altronde gli acquisti di Di Vicino ad inizio campionato e soprattutto di Carteri durante il girone di andata non possono, a nostro avviso, essere visti come soltanto come una necessità di “essere protagonisti”.

Arrivati a dicembre, però, due sono le considerazioni da fare:
a) Il Teramo va troppo forte. Gli abruzzesi sono primi quest’anno come nel 2010. La differenza è che quest’anno viaggiano ad un ritmo pazzesco, 35 punti sui 39 disponibili, mentre l’anno passato erano a 30. Così la Samb, che ha appena due punti in più rispetto al 2010-11 (sempre quarta in classifica) accusa dopo 13 giornata 12 punti di svantaggio, rispetto ai nove di un anno fa. Tuttavia mentre quella Samb era in fase di pericolosa involuzione (Pazzi e D’Aniello si erano infortunati, c’era la grana portiere), questa invece sembra, con fatica, riemergere. Allo stesso modo il Teramo di quest’anno, senza punti deboli e con una rosa amplissima, sembra avere un solo limite: non può andare più forte di quanto stia facendo.

b) Un anno fa la Santarcangiolese aveva 11 punti di distacco dal Teramo dopo 13 giornate. Era al di sotto della Samb. Come è finita si sa: i romagnoli hanno superato tutti, compreso il Rimini, arrivano fino a sette punti di vantaggio sul Teramo alla penultima giornata (poi divenuti quattro alla fine, quando la promozione era sicura). Dunque una rimonta “impossibile” ce l’abbiamo avuta sotto agli occhi.

Bisogna però dire che questa Samb non ha dato fino ad ora le garanzie che la Santarcangiolese, pur senza brillare in classifica, aveva mostrato nella prima fase del torneo. Si ricordi il Teramo sconfitto 4-0 proprio dalla Santarcangiolese, o il 2-2 fortunoso della Samb in casa contro i romagnoli che giocarono un calcio spettacolare.

La Samb – e qui Palladini dovrebbe riflettere senza autocritiche, proprio in virtù della premesse al nostro articolo – non si è fino ad ora posta come formazione in grado di prendere il sopravvento degli avversari tanto da ipotizzare una ascesa del genere. Le colpe, soprattutto, in alcune distrazioni di troppo del pacchetto difensivo e nello scarso peso del centrocampo, sicuramente rinforzato dall’arrivo di Carteri che però è chiamato a fare reparto da solo (i giovani under o Di Vicino non sono centrocampisti esperti o di ruolo).

La Samb ora ha quattro partite agevoli sulla carta, a partire dal Miglianico al Riviera domenica prossima. Se il -12 dovesse diventare, prima di Natale, un -10 o -9, allora il girone di ritorno potrebbe essere affrontato con più passione da parte della tifoseria, almeno per il piacere di vedere, a fine gara, se la classifica è migliorata rispetto alle posizioni di testa.

Dopo il Miglianico, Agnonese (in trasferta), Luco Canistro in casa e Recanatese (ancora trasferta). Il 18 dicembre, al termine del girone di andata, si gioca Ancona-Teramo. A quel punto si potranno tirare le prime somme.

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