SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Comune non ha ancora posto alcuna osservazione sulla questione Gas Plus, ma ha chiesto alla Regione ulteriori sessanta giorni di tempo per poterne buttare giù almeno una. Tutta colpa di “una serie di disguidi conseguenti alla riorganizzazione di alcuni uffici comunali avvenuta tra la fine di agosto e i primi di settembre”, che avrebbero impedito all’ufficio competente di prendere visione delle carte prima della fine di settembre.

Ed oggi il Popolo della Libertà ci ride su: “La colpa è dei dipendenti? Dopo le innumerevoli e pletoriche riorganizzazioni costate centinaia di migliaia di euro ai cittadini sambenedettesi – dice Pasqualino Piunti – sentire il sindaco fare certe dichiarazioni fa capire quanto queste siano state inutili o affatto ottimali. Noi lo abbiamo sempre sottolineato”.

Non proprio la stoccata che ti aspetteresti dal principale partito d’opposizione che, fatta eccezione di qualche picco isolato, dà la sensazione di voler proseguire sulla scia del fair-play predicato a maggio, a pochi minuti dal tonfo elettorale.

Nei giorni scorsi Bruno Gabrielli e Pierluigi Tassotti si erano spinti oltre, chiedendo l’intervento dell’Asur, tuttavia nei confronti di Gaspari l’atteggiamento era parso decisamente ecumenico. Apprezzabile, ci mancherebbe, ma di fronte al clamoroso autogol commesso dall’amministrazione comunale, una reazione piccata sarebbe stata gradita.

Invece no. Il movimento azzurro appare molle, ricordando quasi il basso profilo mostrato in merito all’altra bollente querelle dei doppi incarichi. Mentre il centrosinistra si scannava, i berlusconiani rimanevano sullo sfondo. Guardando in casa propria, del resto, non poteva essere altrimenti.

In tutto questo, ad emergere è piuttosto il Movimento Cinque Stelle, unica vera componente sempre sulla notizia, da quasi un anno. In molti si domandano come si sarebbe conclusa la vicenda gas se i grillini non avessero rotto, forse pure in maniera disordinata e a tratti naif, l’inspiegabile mutismo della giunta. Nessuno invoca gli allarmismi, né tanto meno un clima da guerriglia. Informare la città però è cosa diversa. Più che un diritto, è quasi un dovere.

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