SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Prosegue la guerra di Luisa Scannapieco nei confronti del Comune di San Benedetto. Stavolta nessun ingresso bloccato e accesso negato in Municipio, né tantomeno minacce di suicidio. Bensì una presenza costante nel piazzale antistante la struttura di Viale De Gasperi. Con lei striscioni e cartelli, pieni di rabbia: “A seguito della protesta – si legge in uno – sono stata portata in ospedale e i medici hanno detto che sto bene. Chi protesta pacificamente e civilmente deve andare a finire in ospedale?”. Riferimento all’episodio di venerdì quando la signora, che chiede giustizia per la morte della figlia Carmela avvenuta nel 2000 a causa di un incidente occorso nel sottopasso di via Mare, è stata ricoverata nel reparto di Psichiatria del Madonna del Soccorso.

“Non sono pazza, hanno riscontrato solo uno stato ansioso”, si difende lei. “Il sindaco aveva detto che avrebbe fatto incontrare il suo legale con quello della compagnia assicurativa. Era una falsa promessa, l’incontro non c’è mai stato”. A detta della Scannapieco, le parti non si sarebbero sentite nemmeno al telefono: “Da qui non mi muovo fino a quando non ci sarà il faccia a faccia tra gli avvocati”.

In primo grado, il Tribunale di Ascoli Piceno – sezione di San Benedetto del Tronto – aveva parzialmente accolto la domanda della donna. La compagnia assicurativa non solo ha proposto appello ma ha anche presentato domanda inibitoria, tendente cioè a non rendere esecutiva la sentenza di primo grado: la domanda è stata accolta dalla Corte d’Appello di Ancona. Procedimento che allungherà ulteriormente i tempi della causa.

“Non è colpa nostra se il processo va avanti da undici anni”, si difende il sindaco Gaspari. Lo stesso primo cittadino tuttavia sentenzia: “Io gli appuntamenti li prendo con tutti, se qualcuno però usa mezzi non consoni per forzarmi io non ci sto. La protesta mi va bene, ma deve essere civile. L’incontro che lei chiede deve svolgersi con serenità e tranquillità. E’ giusto capire come stanno le cose”.

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