SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Di nuovo in catene, con più rabbia e determinazione del giorno precedente. Luisa Scannapieco, la donna che lunedì aveva manifestato di fronte all’ingresso del Municipio di San Benedetto del Tronto, è tornata in Comune pure martedì mattina per ottenere giustizia in merito al risarcimento per la morte della figlia, Carmela, avvenuta nel 2000 a causa di un incidente occorso nel sottopasso ferroviario di via Mare.

La Scannapieco si è incatenata ostruendo così l’ingresso principale ai dipendenti comunali, costretti ad entrare da un portone secondario, distante pochi metri. Una situazione che ha richiamato l’intervento del sindaco Gaspari, pronto a parlare con la signora ed intenzionato a mettersi in contatto con il suo avvocato che, tuttavia, risultava irraggiungibile.

Luisa chiede un risarcimento danni, da parte dell’assicurazione del Comune, di 500 mila euro. Una cifra ritenuta esagerata dalla compagnia assicurativa, che ha fatto ricorso in Appello. “Aspetto da undici anni, quanto dovrò ancora aspettare? La vita di mia figlia non vale forse 500 mila euro”, è sbottata la Scannapieco. “Noi chiederemo all’assicurazione di pagare, ma ciò avverrà solo dopo una sentenza definitiva”, le ha replicato il primo cittadino.

La tensione è scemata solo successivamente, quando il legale Franchi ha comunicato telefonicamente che nei prossimi giorni tenterà di raggiungere un accordo tra le parti che eviti la “grana” dell’Appello. Un compromesso che la Scannapieco considera l’unico modo per evitare ulteriori proteste future.

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