SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Se qualcuno temeva che durante il consiglio comunale di mercoledì 16 si riuscisse ad arrivare alle mani (ma ci si è fortunatamente limitati ad una verbosità a tratti eccessiva ma anche, alla fin fine, sintomo di un qualche vitalismo da incanalare al meglio), il giorno dopo restano detriti.

Gianluca Pasqualini e il gruppo del Movimento Cinque Stelle e dei comitati sorti per approfondire la questione dello stoccaggio, sono davvero ai ferri corti. “Terroristi mediatici” e “venduti” sono state alcune delle parole sfuggite dal controllo. Tra Palma Del Zompo e Claudio Benigni gli eccessi hanno riguardato addirittura due persone conosciute per la loro mitezza, almeno nei rapporti umani. Poi c’è Vignoli, oppositore implacabile e dall’ironia tagliente, che sembra un pezzo di Tetris che non trova il suo incastro col presidente del Consiglio Calvaresi. Infine una frattura dura tra l’ex consigliere di Rifondazione Daniele Primavera – tra l’altro colui che per primo sollevò la questione – e il Movimento Cinque Stelle, che invece la sta cavalcando adesso.

Primavera posteggia su Facebook una lunghissima nota in 24 punti (troppo prolissa) quasi interamente dedicata però a contestare i “grillini” (ben 18 punti). L’ultimo è per la consigliera Maria Rosa Ferritto, alla quale chiede una dissociazione pubblica: “Credo che Maria Rosa sia incolpevole anche rispetto alle deformazioni che ho elencato prima; ma a questo punto, essendo l’esponente istituzionale del movimento, ne condivide tutte le responsabilità. Dunque: o si dissocia, o per me sarà complice”. Accuse un po’ a tutti, maggioranza, opposizione, chi ha votato a favore dell’ordine del giorno, chi ha votato contro: sempre circostanziate e puntuali, ma alla fine sembra un Primavera eccessivo, meno chiaro di quello di un anno fa sulla stessa materia.

I “grillini” rispondono con brevità ma non senza acredine: “La cosa che ci ha colpito era la presenza di tanti giovani, che decidono di partecipare (anche rumorosamente, ma pacificamente) in prima persona e questo non piace a  molti politici e partiti. Lo dimostrano oggi le dichiarazioni facebbokiane dei soliti noti in cerca di protagonismo e le definizioni usate: demagoghi, claque, ipocriti, falsi,ecc. La solita solfa che oramai puzza di stantio! L’anello al naso non lo portiamo!” (chissà se hanno letto i DisAppunti del direttore, eh eh).

Pasqualino Piunti, invece, non si affida a Facebook ma ai noti “pizzini” su carta: ed è una letterina di Natale non sul gas ma sul Programma di mandato (ma alla fine è la stessa cosa, o quasi): “Nessuna apertura di credito a chi ha disatteso tutto il programma di cinque anni fa”. Mentre conferma che prossimamente, al Consiglio provinciale, verrà affrontata la vicenda (anche qui però con ritardo).

In mezzo, una potentissima multinazionale, la Gas Plus, con 100 milioni di investimento cash e un diritto d’uso quarantennale del sottosuolo per una estensione grande tre volte e mezza l’intera San Benedetto, e il sindaco Giovanni Gaspari. Il quale, in quanto sindaco, farebbe bene – al contrario di quanto detto ieri – ha prendere in mano i comitati, coinvolgere i sindaci di Comuni limitrofi, coinvolgere Provincia, Regione Marche, e aprire due battaglie: una tecnica, cercando quella “motivazione giuridica” di cui parlava il consigliere dei Verdi Andrea Marinucci, ma una politica, perché è la persona più esperta in questo campo nell’intero Consiglio comunale e solo una mobilitazione collettiva notevole può portare a qualche frutto, senza cadere naturalmente nel populismo e nella caccia alla streghe.

Ma se qualcuno non la pensa così, ci dica quale tipo di convenienza, a partire dall’immagine, avrà San Benedetto ad essere uno dei 14 siti di stoccaggio italiani di gas (unica città in mezzo a tanti paesini). L’unico discorso sensato, su questo punto, l’ha fatto il consigliere Pd Morganti: “Noi usiamo il gas per cucinare e scaldarci, quindi ne abbiamo bisogno”. Yes In My Garden, pur se legittimo.

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