SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Breve riflessione e un poco provocatoria sul momento politico nazionale. Entro pochi giorni dovrebbe nascere un governo Monti, con appoggio del Terzo Polo (forse quello più ovvio), del Partito Democratico (scontato in Parlamento, incerto però per una parte della base), Pdl (con molti malumori che però verranno perdonati in nome della nuova centralità politica di Berlusconi, incredibilmente ancora non messo da parte dal suo partito nonostante l’insuccesso governativo).

Restano due gruppi, in Parlamento – lasciando perdere quel che accade fuori, con Sel propensa ad un appoggio “morale” seppur a tempo. Sono la Lega Nord e l’Italia dei Valori di Di Pietro. La prima sta tirando un sospiro di sollievo: sganciata da responsabilità governative e liberata dall’abbraccio del Pdl, le truppe di Bossi adesso avranno modo di fare opposizione antica, stile Prima Repubblica, con corredo di richieste di secessione e anti-europeismo.

L’Italia dei Valori, invece, seppur tra diversi distinguo, non ha proprio nella costituzione né dei dirigenti né dei votanti il sostegno di un governo insieme a Berlusconi.

Probabilmente tutte le scelte politiche, sia di coloro che vorranno dar vita al Governo Monti, sia alle due opposizioni, sono legittime. Ma chiedere ad entrambi, come molti stanno facendo (specie il Pd nei confronti dell’Idv) di appoggiare il Governo, equivale a creare una parentesi del tutto a-democratica.

Vi è democrazia, o un abbozzo della stessa, dove ad un governo si oppone una minoranza. L’assenza della minoranza è tipica, infatti, dei regimi autoritari.

Almeno in Parlamento, dunque, sarà bene avere un dibattito tra maggioranza e opposizione, che se venisse meno renderebbe i cittadini inermi del tutto a rappresentare le loro ragioni nel caso in cui non coincidessero con quelle del Governo.

E se l’irrisolto conflitto di interessi di Berlusconi è una anomalia troppo grave e da troppi anni non sanata, mi domando cosa bisognerà dire di un governo, quello Monti, che allo stato delle cose godrà dell’appoggio di sei rete televisive su sei (anche RaiTre sarà cooptata), di tutti i più grandi giornali nazionali compreso il gruppo Repubblica-L’Espresso che invece, nei confronti del Governo Berlusconi, svolgeva un ruolo di controllo serrato, sopperendo in parte alle manchevolezze del sistema televisivo.

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