SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ora che “l’impegno concreto” di Berlusconi è diventato quello di annunciare le dimissioni un secondo dopo aver approvato la legge di stabilità, nel Popolo della Libertà lo sguardo è tutto proiettato al futuro. Della serie: che ne sarà di noi?

Il partito, nato nel 2008 dalla fusione un po’ avventata e frettolosa di Forza Italia ed Alleanza Nazionale, rischia seriamente di doversi ricostruire un’identità, in virtù di una conduzione personalistica che, inevitabilmente, dovrà staccare il cordone ombelicale dal proprio creatore. “La base è solida”, garantisce Pasqualino Piunti. “Se uno si riconosce nel centrodestra non fa il salto della quaglia”. La speranza tuttavia è che possa avvenire il processo inverso: “Un ritorno dell’Udc non sarebbe da scartare”. Tesi condivisa pure da Bruno Gabrielli e Luca Vignoli: “Per i valori che incarna sarebbe un ritorno alla normalità; il Laboratorio Marche è un laboratorio degli orrori”, ironizza lo sfidante di Gaspari alle ultime elezioni. “Auspico che ciò avvenga – dice Vignoli – anche se a San Benedetto la situazione è particolare, non è scontato che le vicende nazionali portino a stravolgimenti qui da noi”.

Il popolo azzurro guarda dunque al futuro con fiducia e con idee chiarissime: “No al governo tecnico – affermano in coro – non è giusto che vada a comandare chi le elezioni le ha perse. Piuttosto elezioni subito, con Alfano candidato premier”. Una persona “giovane, onesta e pulita” che potrebbe però imbattersi nell’attuale legge elettorale, qualora si andasse alle urne ad inizio 2012. “Dispiace non poterla cambiare, è vergognosa”, ammette il vice presidente della Provincia, parzialmente smentito da un Gabrielli che invece individua i problemi altrove: “La legge elettorale non è una priorità, sono ben altre le situazioni gravi sul tavolo. Bisogna immediatamente capire che governo creare. Ecco perché credo che anziché perdere tempo sia meglio votare”. Poi aggiunge: “Vedo in tutto questo anche la mano di attori internazionali. Berlusconi era diventato un punto di riferimento per l’Europa, probabilmente a Francia, Germania ed Inghilterra non andava giù. Ai loro occhi siamo sempre stati l’Italietta. Hanno visto il Presidente del Consiglio come una minaccia, lo hanno irriso. L’episodio con Sarkozy e la Merkel mi ha dato molto fastidio, è stata una grave offesa”.

A questo punto occorre ripartire. Dalle piccole sezioni, dai singoli Comuni: “Ovviamente nella politica non esistono compartimenti stagni; il trend nazionale può influire positivamente e viceversa”. I congressi di novembre potrebbero rappresentare la scintilla di un nuovo corso. Di una nuova politica.

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