SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Di seguito una nota del sindaco Gaspari sulla giornata del 4 novembre.

“La giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate è certamente una delle celebrazioni più sentite per il nostro Paese, soprattutto quest’anno in cui ricorre il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Il 4 novembre è una data che racchiude diversi significati e permette non solo di ribadire con forza l’importante e imponente sacrificio di un’intera generazione di italiani che ha combattuto la Grande Guerra, ma anche di sottolineare lo sforzo corale per l’unificazione del territorio italiano. Un impegno enorme, racchiuso nelle infinite azioni di eroismo e di altruismo portate a termine dagli uomini delle nostre Forze Armate e che trovano un filo conduttore attraverso i decenni nell’insostituibile ruolo che oggi esse svolgono sia nella difesa della sicurezza nazionale sia nelle tante missioni di pace nel mondo.

Ricordare gli avvenimenti della Prima Guerra Mondiale vuol dire, prima di tutto, porre mente ad una complessa pagina della storia che ha visto l’Europa uscire dal conflitto indebolita dalle vittime (circa 8 milioni di morti e 20 milioni di feriti), dalle distruzioni, dai debiti e ad un momento della storia nazionale che conta la perdita di oltre 650 mila italiani, in particolare di molti giovani.

Così come non possiamo non riflettere sulle tensioni che, negli anni successivi la fine del conflitto, causarono in Italia scompensi politici e istituzionali che a loro volta produssero l’esplosione dei movimenti di massa, la fine del regime liberale e la nascita del movimento fascista.

Ciò premesso, però, la fase storica di grande confusione e disorientamento che stiamo vivendo ci impone di far conoscere alle nuove generazioni la storia di tantissimi giovani italiani, i cosiddetti “ragazzi del ’99” precettati ancora minorenni e frettolosamente istruiti che vennero mandati al fronte: erano poco più che adolescenti, eppure seppero dare un contributo enorme, spesso a prezzo della vita, alla vittoria finale di Vittorio Veneto dell’ottobre del 1918.

Oggi il sacrificio che si chiede ai nostri ragazzi è di diverso tipo: certo, non quello della vita, sicuramente però è a rischio il loro futuro e soprattutto non a causa di una minaccia esterna, come avvenne nei primi anni del ‘900, ma dell’incapacità delle generazioni che li hanno preceduti di progettare per loro un domani di speranza e di opportunità.

L’auspicio è che i ragazzi di oggi guardino ai loro coetanei di un secolo fa come modelli di comportamento, non per alimentare una vuota retorica, ma per rendersi conto che, dinanzi alle difficoltà, ai momenti gravi per la storia individuale e collettiva di un Paese, occorre impegnarsi in prima persona per poter poi pretendere che la società faccia altrettanto. In questo la scuola può e deve svolgere un ruolo essenziale, trasmettendo non solo conoscenze ma anche contribuendo a formare la coscienza civica e la consapevolezza che la salvezza di tutti passa attraverso la sfida di ciascuno verso le difficoltà della vita. E che l’Unità del Paese in cui viviamo, e che milioni di giovani inquadrati nelle nostre Forze Armate hanno costruito pagando un prezzo altissimo, è il bene supremo e insostituibile da difendere oltre ogni forma di divisione e davanti ad ogni tentativo di separazione.

Allora migliaia di giovani, provenienti dalle più diverse realtà del paese, neppure accomunati da una lingua condivisa, si trovarono a costituire, pur nella drammaticità delle circostanze, un’unità di intenti sotto una stessa bandiera. Oggi per fortuna la guerra non è più la terribile occasione unificatrice, ma certo resta più viva che mai l’esigenza di sentirci tutti appartenenti ad una medesima comunità”

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