SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Di seguito una nota di Giuseppe Ricci, presidente Itb Italia.

Tassa di soggiorno anche per gli chalet? L’ipotesi, negli ultimi giorni, è stata “mormorata” in diversi ambienti di associazioni complici ed ex rappresentanti di categorie turistiche. Una tassa decisa dal Comune che noi, incalliti “evasori balneari”, dobbiamo pagare, punto e basta.

Non contenti di imporre ai turisti spropositati ticket per la sosta delle auto, vengono ora proposte tasse di soggiorno, e, perché no, anche tasse di esercizio a commercianti, albergatori, balneari: il nostro inesausto comune ha fame, fame di denaro da impiegare non si sa bene come e dove, visto lo stato dell’Albula, del Ballarin, viste le condizioni viarie, quelle dei cantieri,delle vasche di colmata.

Ma la macchina comunale, novello Moloch, sempre affamato, deve raschiare il fondo e cercare, in tutti i modi didrenare denaro dall’unico settore economico in crescita, o forse proprio per quello, anche a costo di stancare turisti alle prese con sempre maggiori costi!

Basta, non è possibile che a pagare siano sempre i soliti noti, non è possibile cercare di spremere denaro a tutti i costi dal turismo, chiudendo non uno ma cento occhi sul resto: noi non ci stiamo più!

Noi siamo imprenditori turistici balneari in lotta per sopravvivere, per difendere le nostre micro imprese i nostri investimenti il nostro amato lavoro  una lotta sottolineata anche dal successo avuto presso il Sun di Rimini di pochi giorni fa. Dove ancora una volta sono stati contestati i tradizionali carrozzoni tanto da mobilitare il reparto anti sommossa mai visti prima per un incontro della categoria.

Una lotta che non appartiene al nostro Comune,a questi amministratori locali  e Regionali che non si interessa di noi ormai da anni, visto che qualcuno ci ha considerato  addirittura “prenditori”, mentre qui di prenditori c’è un’amministrazione e i suoi compari.

E allora non ci stiamo più, a costo di ricorrere al giudice di pace o a qualche altra forma di difesa legale: basta coi salassi, noi, cari amministratori, care associazioni di categoria non ci stiamo più!

E se il vostro modello di turismo è quello di ignorare i comportamenti abusivi e illegali, per colpire, e pesantemente, quelli normali e regolari, ebbene noi vogliamo essere trattati in maniera equa, vogliamo il giusto rispetto che si deve a chi, col proprio lavoro in regola, permette lo sviluppo e il benessere di un’intera comunità.

Se, come diceva Sciascia, “A ciascuno il suo”, noi il nostro “Suo” l’abbiamo già dato non una, ma mille volte: ma la nostra amministrazione, quando darà il “Suo”?

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