GROTTAMMARE – L’uomo da secoli fa da capolino dietro ideologie e movimenti. Un nuovo umanesimo è necessario per lo scrittore sambenedettese Lucilio Santoni che nel suo libro “Lettere a Seneca” riposiziona l’uomo al centro dell’universo e propone un viaggio illimitato nella poesia e nella politica

Incontriamo Santoni alla Galleria Opus di Grottammare, dove sta allestendo la mostra dell’artista grottammarese Giuseppe Bruni che affiancherà la presentazione del suo libro (il 29 ottobre alle ore 18). Immediato è il riferimento, leggendo il titolo del suo libro, alle “Lettere a Lucilio” di Seneca.

Scontata la prima domanda:

Come mai “Lucilio” decide solo ora, dopo secoli, di rispondere a Seneca?
“Ci sono tre Lucilio. Il primo è proprio il personaggio a cui erano dedicate le lettere straordinarie del grande filosofo, in cui si ribadisce fortemente la filosofia nella quotidianità e non solo come passatempo intellettuale. Il secondo, forse per me il più importante perché è grazie a lui che porto questo nome, era Lucilio Vanini, precursore di Darwin. Sarebbe potuto diventare un grande prelato, ne aveva tutte le doti. Decise di essere se stesso. Ribolliva in una continua ricerca. Proprio questa seconda figura ha ispirato il terzo Lucilio (Santoni) a rispondere a Seneca”.

Ha utilizzato diversi stili di scrittura. Il suo libro non si può definire un racconto, né un romanzo, né un saggio. Se potesse riassumerlo in due parole, come lo definirebbe.
“Un libro che tratta di una nuova dicotomia: il vincitore e il ricercatore. Alla prima categoria appartengono quelle persone disposte continuamente a rinunciare a qualcosa di sé pur di vincere. Mentre il ricercatore non è un perdente, ma colui che, per dirla con le parole di Emmanuel Mournier, si rifiuta di sottomettersi a un mondo così ben definito”

La conseguenza di questa nuova dicotomia nell’animo umano?
“Il dolore. Ci hanno abituati a credere che la nostra società sia anestetizzata, ma non è così. C’è dolore e si cerca di tamponarlo, di anestetizzarlo appunto, con droghe alcol e mode”.

Il suo è un volteggiare  sui grandi temi… cominciamo da uno, la politica.
“Cristiano senza Chiesa e socialista senza partito. Con questa frase di Ignazio Silone che tanto  mi caratterizza rispondo sulla politica e sulla religione. Ormai sono convinto che non esistano idee buone in sé”

Conviene che sono le persone che creano le idee e fondano poi ideologie e movimenti? È d’accordo sul fatto che per secoli l’uomo si nascondesse dietro a tali correnti? Ed infine, ritornando alla sua dicotomia, chi finiva in questi grandi gruppi di pensiero, non erano forse dei “vincitori”?
“Penso proprio di sì. La conoscenza di don Gallo mi ‘ha confermato questa intuizione. Un uomo spirituale e religioso, nel senso intimo del termine, poco conforme forse alle regole della Chiesa (intesa come gerarchia). Ebbene da agnostico mi sento di affermare che un angelicamente anarchico (così si definisce il prete genovese) come lui, sia l’esempio di un uomo che crede senza rinunciare alla sua anima e appartiene alla categoria rara dei ricercatori”.

Insomma Santoni, dopo secoli, oltre a rispondere a Seneca, il suo viaggio nella politica e nella poesia del mondo, sbaglio o rimette l’uomo al centro del proprio universo?
“Mi rendo conto che non è una posizione per tanti. La maggior parte degli uomini ha bisogno di linee guida, di una sorta di binario. Per riuscire a vivere da ricercatori bisogna essere forti, ovvero avere passione, sensibilità, senso poetico ed essere filosoficamente anarchici. Concludo citando il filosofo che ha ispirato il libro: Non è un bene il vivere, ma il vivere bene di Lucio Anneo Seneca”.

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