ROMA – Al momento del racconto alcune auto sono state già incendiate in via Cavour. Gli atti di vandalismo sono iniziati. Mi trovo ai Fori Imperiali e osservo una serie di camionette che fungono da barriera. Non si può proseguire verso la zona che è il cuore politico di Roma. In quel momento osservo che delle persone, fra loro una donna, sparse per lo spiazzale si fanno dei cenni strani. Uno di loro grida di “andiamo!” cominciano a correre ed entrano in una camionetta uscendo poi in divisa dalla parte opposta. In via Cavour c’erano dei poliziotti in borghese.

Il corteo continua sotto l’imponenza del Colosseo. Entriamo in via Labicana e la situazione degenera. Il fumo nero si alza alto nel cielo e si sentono dei colpi, dei botti, sembrano degli spari. Ogni tanto si indietreggia di scatto, sinceramente non so per quale motivo.

Le macchine bruciate sono tre in fila. Ho paura di un’esplosione, cerco di andare avanti. Giungo ad un incrocio. Sento altri botti, la gente comincia a correre. C’è panico.  Alcuni ragazzi piangono, altri si abbracciano. Mi metto spalle a muro ed alzo le mani. Qualcuno grida di farlo ed io mi adeguo. Vediamo dei ragazzi gettare i cassonetti in strada per creare una trincea e gli danno fuoco. Preciso che se molti erano vestiti di nero ed incappucciati, ovvero riconducibili ai black bloc, altri indossavano camice o maglie colorate.

Scappiamo anche da lì. Cominciamo a correre. Alcuni attraversano la strada rischiando di essere investiti dall’arrivano dei pompieri. Il panico cresce ancora. La polizia comincia a lanciare i lacrimogeni. Non me ne rendo conto subito. Il bruciore agli occhi e il respiro che diventava infuocato, mi fa capire che avevo respirato qualcosa di strano. Ho avuto paura. Non conoscendo gli effetti del gas, che ho poi scoperto essere il Cs (orto-clorobenziliden-malononitrile), temevo che peggiorassero con il passare dei minuti.

Ho cercato riparo. Abbandono finalmente via Labicana e solo una telefonata ricevuta da un amico che stava guardando la tv mi ha distolto dall’idea di raggiungere Piazza San Giovanni dove invece si è trovato Pier Paolo Flammini.

Purtroppo nella foga del momento chi scrive non è riuscita più a fare foto. Ringraziamo per  alcune di queste immagini il sambenedettese Francesco Milanaccio.

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