ROMA – Ricostruire, seppur in minima parte, la figura di un padre mai conosciuto attraverso le risposte dei suoi assassini. Un viaggio dettato dal coraggio e che pretende verità quello di Roberta Peci, figlia di Roberto vittima del terrorismo.

S’intitola “La via di mio padre” il nuovo documentario di Luigi Maria Perotti presto al Festival del Cinema di Roma. Il film, da considerare come il seguito de “L’infame e suo fratello”, racconta quanto accaduto negli anni successivi. Dopo la scarcerazione di Giovanni Senzani, uccisore di Peci, Roberta esprime il desiderio di incontrarlo tentando, oltretutto, di conoscere anche gli altri membri del commando. Una decisione che fa sobbalzare sua madre Antonia e che esprime un’ulteriore volontà: dimostrare alla città di San Benedetto che il padre non era un terrorista come suo fratello Patrizio.

La ricerca di Roberta prende l’avvio dopo che Giovanni Gaspari, sindaco della sua città, decide di intitolare a Roberto Peci la via dove 30 anni fa venne rapito dalle Brigate Rosse. Una scelta che innesca polemiche e dissensi fra cittadini e non e che alimenta in Roberta la decisione ormai presa. Durante il suo viaggio la trentenne incontrerà Agnese Moro, figlia di Aldo Moro, Alberto Franceschini, fondatore delle BR e Walter Veltroni, autore di un libro che tratta la famosa vicenda ed entrato in contatto con uno dei sequestratori. Tasselli di puzzle che aiuteranno Roberta a comprendere il senso della morte di suo padre.

“La via di mio padre”, raccontata dalle telecamere del regista Perotti, è una via della conoscenza che conduce verso l’accettazione di un uomo i cui tratti sono stati oscurati dall’omertà del tempo.

Il documentario, prodotto da Leonardo D’Isidori e dalla Stamen Film, sarà presente nella sezione del festival dedicata ai giovani cineasti italiani

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