Indignati. Che io sia un indignato credo che si sia capito, che io sono d’accordo con l’attuale movimento che sta invadendo tutto il mondo, anche. Ritengo infatti che quella attuale non sia la solita “rivolta” giovanile ma di tutte le età. Per chi l’avesse dimenticato coniai alcuni mesi fase la frase “incazzatos” in riferimento agli “indignatos” spagnoli iniziatori del movimento.

A questi movimenti che nascono per motivi economici, sociali, culturali e di altro tipo quando la rabbia ha raggiunto il segno, come al solito, l’attuale politica italiana reagisce così: li giustifica, essendo diventati numerosi e dovranno votare, “non hanno tutti i torti, dobbiamo sterzare“, dice chi comanda (ma non lo fa); cerca invece di sfruttare la situazione chi non comanda (ma vorrebbe farlo).

L’accusa che in questi casi si fanno a vicenda è quella di fare demagogia e cioè “Pratica politica mirante a ottenere il consenso popolare, facendo mostra di condividere i malumori e le rivendicazioni, anche irragionevoli…“. In pratica la fanno entrambi. Mentre, insieme, la stessa accusa la fanno a quegli organi di informazione libera, vedi noi, per il semplice motivo che ci mettiamo dalla parte dei cittadini. Dimenticando che i giornali sono nati proprio per questo motivo, per tutelare oltre che informare i semplici cittadini.

La colpa è chiaramente del politico in quanto uomo ma quando si passa il segno l’uomo va fermato da altri uomini. Credo che sia quello che vogliono fare pacificamente quei cittadini piceni che ci stanno scrivendo perché vorrebbero che li aiutassimo a formare un gruppo che combatta lo strapotere di una politica che è diventata sempre più un mestiere e che non promette nulla di buono per il futuro.

Perché si rivolgono a noi e non ad altri? Perché capiscono che la nostra non è demagogia ma una necessità dei nostri tempi, quella cioè di non far sentire più soli i cittadini comuni oggi isolati da tutto quello che conta, clientelismi a parte. Mi piacerebbe che si chiamassero IP (Indignati Piceni) e auguro loro di intraprendere una strada diritta e senza curve che sono sempre un pericolo, anche per chi parte con sanissime intenzioni. Se, poi, sono sempre più i cittadini che ci scelgono, un motivo ci sarà: i numeri e cioè 15 mila IP (da non confondere con l’IP di cui scrivevo prima) collegati con noi giornalmente (quindi sicuramente più di 15 mila lettori) significano qualcosa, altro che demagogia.

All’uopo ecco un mail che ho appena ricevuto sull’argomento “Città Grande“:

Oramai i tempi sono maturi per la formazione di un comitato di cittadini, che avvii le procedure previste dalle leggi sulla fusione dei comuni (tramite raccolta firme per un referendum di iniziativa popolare; la legge prevede anche appoggi e promozioni per queste iniziative). Ritengo determinante il ruolo del suo giornale sia per la promozione mediatica sul tema, che ha sempre avuto e che potrà avere ancor di più, sulla questione in oggetto; sia e soprattutto per coaugulare fisicamente le persone sensibili al tema (e ne sono una moltitudine). Per questi motivi la invito a organizzare, nella sede del suo giornale, un appuntamento con chiunque sia disposto ad impegnarsi nella formazione di questo comitato. In attesa di un suo articolo su data, ora e luogo dell’incontro di cui sopra, le invio cordiali saluti” (GV)

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