SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Alla richiesta di un’intervista due “no” lapidari, ripetuti mentre di corsa si precipitava fuori dal PalaRiviera, dove aveva intrattenuto le donne dello Spi-Cgil nella seconda giornata di dibattiti all’assemblea delle “Signore in rosso”.

Sabina Guzzanti se n’è andata come era arrivata, scortata e protetta da una serie di divieti che, oltre al mancato contatto con la stampa, prevedeva anche l’impossibilità di filmare lo show. Alla faccia della libertà d’informazione predicata da sempre e soprattutto del diritto e dovere di cronaca, di almeno tre minuti.

Uno spettacolo ricco ed applauditissimo il suo, durato quaranta minuti con tanto di bis, nel quale la comica – oramai vera e propria attivista politica – prende di mira destra e sinistra. Con la predilezione ovviamente per Silvio Berlusconi: “Gli hanno voltato tutti le spalle, persino D’Alema”. E’ solo l’inizio di una lunga serie di affondi. L’attrice rivela persino una sua visita ad Arcore, alla fine degli anni Ottanta: “Non per il motivo che pensate voi”, scherza. Era infatti il periodo dell’“Araba Fenice”, trasmissione di Italia Uno firmato Ricci che ospitava un’esordiente Guzzanti, all’epoca molto apprezzata da Berlusconi: “Cercava di fare il simpatico, ma io non lo sopportavo. Ero disgustata dinanzi alle sue battute”. Un Berlusconi che tuttavia, nel 2002, attraverso la Medusa Film le produsse la pellicola “Bimba”.

Nel corso dell’esibizione Sabina sottolinea a più riprese il successo referendario di giugno. Segnale che il popolo italiano ha ancora voglia di indignarsi: “Una volta esisteva la maggioranza silenziosa – dice – votava Dc, ma aveva il pregio di stare zitta. Berlusconi li ha fatti parlare, riuscendo a far passare la voglia di parlare a chi aveva da dire qualcosa. Oggi queste persone si sono risvegliate”.

E tra una Moana Pozzi rispolverata (“fosse ancora viva proverebbe pudore; lei al bunga-bunga non avrebbe partecipato”), una Maria De Filippi considerata “nemico dell’umanità” per i messaggi che lancia coi suoi programmi ed una strepitosa Lucia Annunziata (decisamente l’interpretazione più riuscita della sua carriera), la Guzzanti non risparmia un feroce attacco al Partito Democratico: “Se non era per Ruby, qual era il piano?”.

Il pessimismo, “legato ad un Paese che ha perso ogni credibilità internazionale”, si conclude col paragone con l’Italia del dopoguerra: “E’ tutto da ricostruire, come allora”.

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