Onorevolmente. Non vado quasi mai su Facebook se non il giorno del mio compleanno per ringraziare i tantissimi cittadini che mi fanno auguri e complimenti. Sono un po’ narciso ma mi commuovo anche e ringrazio tutti con le lacrime agli occhi. I social network non fanno per me perché, chi mi conosce, sa che le mie considerazioni le faccio sempre a viso aperto.

Non parlo male di un altro con un mio amico in un posto pubblico dove voglio far sentire ad altri. Una cosa che ritengo “mafiosetta” e veramente poco onorevole. Un sostantivo-aggettivo, quest’ultimo, che prima di tutti dovrebbe farlo suo chi lo ha davanti al proprio nome e cognome.

Vi spiego subito il motivo di queste parole perché altrimenti qualcuno può pensare che io sia improvvisamente “impazzito”: mi hanno inviato questo colloquio tra un alto rappresentante dello stato italiano, Amedeo Ciccanti, e un suo amico, tal Daniele Tonelli. Eccolo testualmente:

Amedeo Ciccanti: Caro Daniele, vuoi scommettere che Riviera Oggi non pubblichera’ i due documenti che gli abbiamo fatto avere? Sono pronto al confronto con questa testata on line, ma ad armi pari e senza imboscate…ma Perotti e’ abituato a questo tipo di confronto??

Tonelli Daniele: è vero, ma la verità fa male, specialmente a chi non vuole sentirla…

Ho l’eta dell’0norevole ma non quella del suo amico ma tal colloquio è da bambini dell’asilo. Tanto che mi  sta venendo il dubbio che qualcuno usa il nick name “amedeociccanti” per fargli un dispetto. Voglio comunque rispondere nel merito come mio costume, nonostante io non abbia l’etichetta di onorevole:

Soltanto uno sprovveduto pensa che i giornali debbano pubblicare tutti i documenti che gli vengono inviati, per queste cose ci sono gli uffici postali. Ma non è questo il caso perché al mio giornale non è arrivato alcun documento o comunicato. Tanto è che tal “amedeociccanti” non parla di “documenti inviati” ma, in modo equivoco e non onorevole, scrive: “Che gli abbiamo fatto avere“.

Ciccanti è pronto al confronto? Grazie e mi pare che il mio giornalista Pier Paolo Flammini lo abbia già invitato. Quando vuole: 388 6595011. Quindi la ciliegina sulla torta (ma dai non può essere l’onorevole Ciccanti a scrivere certe cavolate!): “confronto ad armi pari e senza imboscate“. O non è lui o è “impazzito”: ma che dice?

Dulcis in fundo: “ma Perotti e’ abituato a questo tipo di confronto??”, con due punti interrogativi! Ma dai non può essere  lui! Ringrazio, comunque, lo scrivente per i punti di domanda perchè altrimenti avrei potuto offendermi. Ripeto: ma che dice?

Innanzitutto non mi conosce, non abbiamo mai mangiato insieme nè mai fatto una passeggiata insieme. Anzi no, oltre 10 anni fa avemmo un colloquio di mezzora a proposito di un giornale da fare insieme ma tutto finì lì.

A proposito di mangiare, alcuni mesi fa un amico comune mi disse se ero disposto ad andare a cena con lui e l’onorevole Ciccanti. Sì proprio lui, quello vero.  Non so da chi dei due sia partito l’invito ma, nei mesi seguenti, li ho incontrati due volte cadauno (non insieme) e, in entrambe le circostanze, ho detto loro: io sto ancora aspettando. Un motivo in più per farmi pensare che, chi ha scritto quelle cose non è l’onorevole; a meno che qualcuno gliele abbia fatte scrivere… sotto tortura.

Pare che il mio giornale sia stato accusato anche di faziosità dallo stesso personaggio (in riferimento all’articolo di Daniele Primavera sulla tassa di soggiorno che abbiamo pubblicato alcuni giorni fa. Per me avrebbe dovuto rispondere “chapeau” e basta, invece…).

Si è faziosi quando si tifa per qualcosa per cui si rischia di perdere obiettività. Motivo per cui gli chiedo di indicarci di quale squadra il giornale Riviera Oggi è tifoso. Se la pensa veramente così, per rispondere non serve coraggio né è difficile. Per quel che mi riguarda io tifo Inter e, giornalisticamente, la squadra dei cittadini. Se Amedeo Ciccanti mi illumina indicandomi un’altra formazione ne prenderò atto e risponderò in modo diretto, non parlandone pubblicamente con un mio amico.

PS I lettori avranno notato che non ho risposto a tal Daniele Tonelli. Non ne valeva la pena tanto la sua frase era banale e senza senso compiuto.

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