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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Bisognerà chiedersi, alla fine – e non per comprensibile orgoglio, ma per necessaria comprensione – cosa è San Benedetto del Tronto e la Riviera delle Palme per il resto della regione Marche, ancor prima che l’area del Piceno che, in qualche modo, è per definizione territorio marchigiano. Perché i casi di esclusione su media regionali e nazionali si ripetono con una certa frequenza, e a questo punto non può trattarsi di mera casualità.

Alessandro Cannavò, che per il Corriere della Sera ha curato la pubblicazione del ricco e ben fatto inserto “Italie” dedicato alla regione Marche (48 pagine) ci tiene a precisare che “realizziamo questi inserti, che vengono distribuiti assieme al giornale in tutta Italia, quando troviamo le condizioni economiche per farlo”. E da una lettura delle sponsorizzazioni, c’è anche una traccia di intepretazione di questi “lapsus” geografici: nessun inserzionista è della Provincia di Ascoli, men che meno di San Benedetto.

Ma non può bastare se la quinta città delle Marche per numero di abitanti e la prima per afflusso turistico (ovvero, indirettamente, quella che è più conosciuta oltre i confini regionali) compare, striminzita, in appena due righe su 48 pagine. Non che ad Ascoli vada meglio ma l’intervista al regista Giuseppe Piccioni, lo spazio al bassista Saturnino, il riquadro per il disegnatore Tullio Pericoli, e una foto di Piazza del Popolo a pagina 3, oltre che ad un bell’approfondimento sul Parco dei Sibillini, in qualche modo compensano, se paragonato alla sorella adriatica.

A pagina 33 si intuisce che, forse, la Riviera delle Palme fa parte della regione Marche. Si cita il poeta cuprense Eugenio De Signoribus (per la verità nell’articolo di Roberta Scorranese definito “ascolano”, per cui Cupra non ha l’onore di apparire nella pubblicazione), e, poche righe dopo, si legge “un po’ come gli ultimi di Andrea Pazienza, nato a San Benedetto del Tronto”.

A pagina 30 finalmente un quadratino su un comune Piceno, Ripatransone col suo vicolo “dei magri”.

Si deve andare poi all’ultima pagina, dove c’è l’intervista di Piccioni: “San Benedetto ci sembrava la nostra sponda esotica”.

Basta.

Non un imprenditore; non un letterato (ad eccezione di questa fugace citazione e storpiatura di De Signoribus); non un artista; non vino; non una pietanza. Nulla: è una terra che guarda il suo ombelico e non riesce a cacciare la testa fuori dai suoi ristretti confini. Ed è provincialismo, forse, estremo, anche questo lamentarsi perché per il Corsera – anche – non esistiamo.

Ci sono aspetti che però un po’ di rabbia, per chi vive tra il Menocchia e il Tronto, la fa venire davvero. Perché passi che non ci sia traccia di questo lembo di terra un po’ “saraceno“, per una pubblicazione che potremmo dire “milanese” per farla lontana da noi.

Ma se si leggono con attenzione le cose riferite da Luigi Viventi, assessore regionale ai Lavori Pubblici, e Gian Mario Spacca, presidente regionale, sembra di subire il vero danno (denaro, investimenti che non ci sono) oltre la beffa.

Luigi Viventi, a pagina 7, è intervistato da Roberta Scagliarini sul tema delle “Infrastrutture“. Il suo elenco è lungo e dettagliato: “Quadrilatero… Civitanova-Foligno-Roma… Perugia-Ancona… Fano-Grosseto… bypass di Falconara… snodo di Jesi… progetto da 500 milioni sul collegamento autostradale col porto di Ancona…” Non crediamo servano commenti a difesa della “Marca sporca”.

Gian Mario Spacca, presidente di tutti i marchigiani, è sulla stessa falsariga. A pagina 23 lo intervista Elsa Muschella: “I lavori per realizzare la terza corsia A14 e l’attraversamento dell’Appennino con le direttrici Ancona-Perugia e Foligno-Civitanova sono già in corso”. E alla domanda “consigli ai lettori tre mete da non mancare in loco”, risponde: “Prima di tutto il Palazzo Ducale di Urbino (…) poi la Riviera del Conero, che vi stupirà con la sua natura esplosiva (…) infine un giro per i distretti di Macerata, Civitanova e Fermo, per coniugare qualità a buoni acquisti“.

Guai ad andare un po’ più in giù. Non sia mai.

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