SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sotto processo l’uomo che nel maggio del 2010 entrò in una pizzeria di Porto d’Ascoli minacciando e ingiuriando la direzione senza apparenti ragioni. Ascoltati il proprietario del locale, l’agente di Polizia e il Carabiniere, intervenuti alle chiamate di soccorso. Il caso riprenderà nel febbraio 2012 con l’audizione dell’imputato.

Il “folle” nascondeva una pistola sotto la giacca che ha estratto per intimorire, forse, il personale di sicurezza che non voleva farlo entrare in pizzeria. Questo è quanto sostenuto dal titolare della pizzeria durante la sua deposizione.

Avrebbe riconosciuto anche il rumore dallo scartellamento dei colpi e nel contempo, chiamato la Polizia per informare dei fatti, mentre un addetto alla sicurezza (lo stesso al quale gli fu mostrata l’arma), accompagnava il “molestatore” fuori dal locale.

Dalla chiamata all’intervento, l’uomo presunto armato avrebbe atteso fuori dal locale. E come confermato dall’agente chiamato a deporre sul caso, all’arrivo della volante è stato identificato e condotto in centrale, ma successivamente liberato dopo la perquisizione, in quanto risultato pulito.

Durante gli accertamenti, la Polizia fu informata del ritrovamento di un’arma da fuoco all’interno di un vaso di fiori adiacente a quel locale. Ritrovamento avvenuto per mano dello stesso addetto alla sicurezza che ebbe i nervi saldi per accompagnare il folle armato alla porta.

Ma i guai come spesso accade, innescano reazioni a catena. E quella notte, il presunto “molestatore” ritornò nuovamente davanti il locale minacciando di mettere a rogo la struttura. Circostanza che costrinse nuovamente il titolare della pizzeria a chiamare i Carabinieri per l’ennesimo intervento.

A detta del militare dell’Arma intervenuto quella notte, l’uomo era visibilmente scosso e nervoso, ma all’invito di tranquillizzarsi obbedì sotterrando l’ascia di guerra senza fare più ritorno.

Il caso ritornerà nelle aule del Palazzo di Giustizia di San Benedetto a febbraio, e forse, con qualche perplessità da chiarire circa quell’arma, vista o svita e poi ritrovata per caso. Sarà forse la deposizione dell’imputato, a far luce sulla paternità di quel giocattolo tanto somigliante ad una pistola (identificata tale dalla Polizia successivamente) e rinvenuto in un vaso di fiori?

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