MONTEPRANDONE – Riportiamo di seguito, integralmente, una lettera inviata dal sindaco di Monteprandone Stefano Stracci al presidente della Provincia di Ascoli Piceno Piero Celani.

Caro Presidente Celani,

mi permetto di intervenire in merito alla posizione dell’Upi Nazionale sul nuovo assetto istituzionale previsto dalla manovra del Governo, manovra che si rende necessaria per il contenimento del deficit pubblico.
Nessuno di noi vuole sottrarsi ad una discussione per la riorganizzazione dell’assetto istituzionale della Repubblica, ma non ritengo serio un dibattito in cui si rimanda “la palla dello spreco” da un livello istituzionale all’altro. Comuni che rimpallano alle Province, Province che rimpallano a enti intermedi, tutti che rimpallano al Governo Nazionale.

Da Sindaco e da Presidente dell’Aato 5 Marche, dopo essere stato Consigliere della Provincia unita e componente della Commissione Nazionale per Sviluppo Economico dell’Upi, ci terrei a condividere una riflessione riguardo quelle Istituzioni di “secondo grado” che in una recente affermazione hai definito “ciarpame di Enti”.

Voglio partire da un dato che riguarda il nostro territorio: l’Aato 5 Marche, anche se fosse soppresso, ad oggi non migliorerebbe di un euro il bilancio del deficit pubblico, in primo luogo perché già ora gli Amministratori non percepiscono compenso, ma, soprattutto, perché le spese di funzionamento dell’ente, dipendenti compresi, non sono pagate con risorse derivanti da bilanci pubblici, ma da un canone che viene versato dal gestore che riscuote le tariffe del Servizio Idrico Integrato. Sono sempre soldi dei cittadini/utenti, ma ininfluenti ai fini del risanamento del deficit.

Detto questo, non voglio difendere l’esistenza o meno dell’Ente Aato, le cui funzioni, che ritengo fondamentali, potrebbero anche essere esercitate sperimentando nuove formule di governance, ma vorrei ampliare la discussione sulla riforma dei livelli istituzionali, ormai non più prorogabile, ad aspetti di tipo gestionale che investono il pubblico impiego negli Enti locali.

Un esempio: le attuali Province di Ascoli e di Fermo hanno nel loro organico due segretari generali e ventidue dirigenti. In cinque anni di mandato, il loro costo è di 12.456.680,70 Euro (stima basata sui dati 2010 al netto di futuri adeguamenti contrattuali).

Quante rotatorie, svincoli e manutenzioni nelle scuole si potrebbero realizzare riducendo il numero dei dirigenti a 5 o 6 per Provincia?

I Dirigenti sono sicuramente tutti dei professionisti ed il loro stipendio è sicuramente commisurato alla loro professionalità ed esperienza. Ma mi domando: è possibile che questi dirigenti siano inamovibili e che un’Amministrazione non possa decidere di limitarli o di sostituirli? Perché non guardiamo invece al modello anglosassone, dove lo spoil system ha creato una maggiore professionalizzazione dei dirigenti, ma soprattutto una maggiore responsabilizzazione degli amministratori eletti? È una riflessione che Upi, Anci e Parti Sociali dovrebbero prendere in considerazione.

La tanto sbandierata riforma “meritocratica” di Brunetta, in realtà produce, in tal senso, un drastico passo indietro: proprio nel momento in cui chiede alle Amministrazioni tagli consistenti dei servizi per la collettività, si impone loro di stabilizzare per concorso i dirigenti nominati a tempo determinato, creando evidente minore flessibilità nella gestione delle risorse umane, irrigidimento della struttura e pesanti ripercussioni sulle casse degli Enti locali, senza contare uno sbilanciamento nel sistema previdenziale quando i dirigenti per concorso andranno in pensione. I conti sono facili a farsi: basterebbe una vera riforma invece di questa propagandistica e demagogica guerra fra “poveri  Enti”.

Chiediamo a questo Governo Nazionale, piuttosto, una vera rivoluzione culturale nella pubblica amministrazione.
La classe politica ne uscirebbe più credibile.

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