SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il vento di rivoluzione c’è e, in casa Pdl, si fa sempre più pressante. A farlo soffiare il Punto Pdl, costola del partito, che per voce di uno dei suoi fondatori, Giuseppe Traini, spara sui vertici sambenedettesi del movimento, senza esclusione di colpi. Tra le richieste più incessanti c’è ovviamente quella dell’organizzazione urgente di un congresso: “Il Popolo della Libertà va strutturato, serve un’assemblea comunale. Noi accettiamo le regole, ma per rispettarle bisogna creare. Non è più possibile andare avanti così, ci auguriamo che il partito sopravviva a questo momento difficile a livello nazionale. Vogliamo gente eletta dalla base, non degli auto-eletti, e per la prima volta costruire qualcosa di concreto sul territorio”.

Nel mirino di Traini soprattutto Bruno Gabrielli, Pasqualino Piunti ed Andrea Assenti, vertici del Pdl rivierasco con doppi e contestati incarichi sulle spalle, tra Provincia e Comune: “Ci sono delle incompatibilità innegabili. Se si discute di un problema che riguarda entrambi gli enti, queste persone chi rappresentano? La maggioranza a Palazzo San Filippo o la minoranza a Viale De Gasperi? E’ assurdo. Senza dimenticare che in questa maniera non si permette ad altra gente di emergere”.

Il Punto Pdl invoca dunque democrazia. Proprio come Giuseppe Formentini, volto nuovo del centrodestra che, sempre a Rivieraoggi.it, si era mostrato altrettanto titubante sull’attuale condizione della forza berlusconiana. Un nome quest’ultimo, che lo stesso Traini sponsorizza con entusiasmo: “Giuseppe sarebbe un segretario comunale perfetto. Per tre motivi: è giovane, non ha incarichi e non è condizionato economicamente, nel senso che non vive di politica”. Elogi che equivalgono di conseguenza ad una secca bocciatura di chi quell’incarico lo ricopre tutt’ora: “Assenti? In tutti i convegni che abbiamo organizzato non l’ho mai visto. Avrebbe dovuto dimettersi a maggio quando delle cinque liste a sostegno di Gabrielli ne furono escluse due. Un errore in buona fede, ma imperdonabile. Nessuno ha osato rimuoverlo. Non si possono commettere certe ingenuità, non scherziamo”.

Esternazioni bollenti, che arrivano all’indomani di un’estate di silenzi e rancori mai sopiti: “Siamo stufi di un partito che si vede e discute solo cinque mesi prima una tornata elettorale per poi scomparire puntualmente il giorno dopo le votazioni. Qui c’è un terremoto e non abbiamo alcuna intenzione di finire sotto le macerie”. La sonante sconfitta alle urne di maggio non poteva non lasciare strascichi.

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